Medinews
29 Ottobre 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. MICHELE MUGGEO

In Italia le persone con diagnosi certa di diabete, che seguono quindi una terapia, sono circa 2 milioni ma sono altrettante quelle che, non sapendo di essere malate, non sono curate in alcun modo. In questi casi, la malattia progredisce silente per diversi anni prima di manifestarsi insieme alle complicanze e ai problemi tipici dello stadio avanzato.
Uno studio in corso da 15 anni, il Verona Diabetes Study, ha sottolineato un dato interessante, confermato anche da altri trias effettuati all’estero: nei diabetici la spettanza di vita si riduce di almeno 10 anni e la qualità di vita è fortemente compromessa. Quando la malattia si complica lo stato generale diventa precario, la persona perde l’autosufficienza e la gestione della malattia diventa un problema gravoso e complesso, sia per la società che per i singoli individui e le famiglie.
Come dicevo, poiché non c’è sistema socio sanitario che possa, allo stato attuale, far fronte a questa emergenza, è necessario prevenire l’insorgere della malattia, potenziando l’informazione sulla popolazione. Il diabete si può prevenire con uno stile di vita salubre, la rinuncia al fumo, il controllo del peso corporeo, un’alimentazione equilibrata e un po’ di moto. È inoltre necessario monitorare regolarmente i livelli del colesterolo e della pressione arteriosa. Se appare fondamentale prevenire la malattia, lo è altrettanto prevenire le complicanze nelle persone già ammalate.
Paradossalmente, l’allungamento della vita, fatto di per sé positivo, aumenta le probabilità di diventare diabetici. Quando la vita media era di 40 anni, erano pochi i candidati a malattie che compaiono fra i 40 e i 50 anni.
In conclusione, l’approccio al diabete deve essere sempre più integrato e articolato. Bisogna correggere la glicemia ma anche tenere sotto controllo tutti quei fattori che pesano sulla prognosi e sulla malattia a lungo termine. A questo scopo credo sia molto utile e interessante l’introduzione fra gli strumenti farmacologici, dei tiazolodinedioni, molecole che hanno il pregio, rispetto a quelle già in uso, di intervenire su vari meccanismi che innescano il diabete. Questi farmaci agiscono sbloccando l’azione dell’insulina, tipicamente bloccata nella maggior parte dei diabetici, favorendo al tempo stesso l’abbassamento della pressione arteriosa.
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