lunedì, 30 novembre 2020
Medinews
29 Ottobre 2001

SINTEI DELL’INTERVENTO DEL PROF. UMBERTO DI MARIO

Gli effetti a lungo termine del diabete consistono in retinopatia con cecità potenziale; nefropatia con rischio di insufficienza renale; neuropatia periferica con rischio di ulcere alle estremità inferiori, amputazioni, e segni di disfunzione del sistema nervoso autonomo che includono alterazioni gastrointestinali, genitourinarie, e cardiovascolari. I pazienti con diabete hanno un aumentato rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, vascolari periferiche e cerebrovascolari.
Il diabete di tipo 2 rappresenta la forma di diabete più frequente. Il diabete mellito tipo 2 è causato da due alterazioni fisiopatologiche fondamentali: un difetto della secrezione insulinica da parte della b-cellula pancreatica e la difettosa azione dell’insulina sugli organi bersaglio (fegato, muscolo, tessuto adiposo). Si distinguono infatti pazienti con prevalente deficit nella secrezione insulinica, pazienti con prevalente resistenza all’azione dell’insulina, e pazienti nei quali i difetti nella secrezione insulinica e nell’azione periferica dell’insulina spesso coesistono, e non è spesso evidente quale dei due difetti sia la causa primaria dell’iperglicemia.
Questi ultimi pazienti rappresentano la maggioranza dei soggetti affetti da diabete di tipo 2. Infatti, anche se i pazienti con questa forma di diabete possono avere livelli di insulina apparentemente nella norma o aumentati, gli elevati valori glicemici di questi soggetti, in presenza di una funzione beta-cellulare conservata, dovrebbero comportare proporzionalmente una secrezione di insulina ancora maggiore. Ne deriva che la secrezione insulinica è deficitaria ed insufficiente a compensare l’insulino-resistenza.
La sensibilità all’insulina può essere migliorata dalla perdita di peso, dall’incremento dell’attività fisica e/o dal trattamento farmacologico dell’iperglicemia, ma nel trattamento ottimale non deve essere trascurato l’obiettivo del miglioramento della secrezione insulinica.
Almeno all’inizio, e il più delle volte lungo tutto i1 corso della vita, questi soggetti non hanno bisogno del trattamento insulinico per la sopravvivenza. Questa forma di diabete resta frequentemente non diagnosticata per molti anni, poiché l’iperglicemia non è severa al punto da dare sintomi evidenti di diabete. Ciononostante tali pazienti hanno un rischio elevato di sviluppare complicanze micro e macroangiopatiche.
La maggioranza dei pazienti con questa forma di diabete è obesa e l’obesità in sé è causa o aggrava l’insulino-resistenza. Molti di coloro che non sono obesi, secondo i criteri tradizionali, presentano un aumento della percentuale di grasso localizzato nella regione addominale.
Il rischio di sviluppare il diabete di Tipo 2 aumenta con l’età, l’obesità, la mancanza di attività fisica. Il diabete di tipo 2 è spesso associato con una forte predisposizione familiare, verosimilmente genetica, anche se le caratteristiche genetiche di questa forma di diabete sono complesse e non chiaramente definite.
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