martedì, 24 novembre 2020
Medinews
29 Ottobre 2001

CHE COS’È IL ROSIGLITAZONE E COME FUNZIONA

Dal 1999, quando Avandia è stata approvata negli Usa, sono state rilasciate più di 10 milioni di prescrizioni. Intanto la molecola ha superato il vaglio degli organismi competenti in più di 70 Paesi ed entra ora in commercio anche in Italia.
Il meccanismo di azione di questo farmaco insulinosensibilizzante, già prescritto ad oltre 4 milioni di diabetici in tutto il mondo, opera sia sull’insulino resistenza (che viene ridotta entra 8-12 settimane di trattamento), sia sul funzionamento delle ß-cellule (accresce il contenuto insulare pancreatico e sembra arrestare il declino della funzionalità ß-cellulare). Nell’uomo il rosiglitazone, come gli altri tiazolidinedioni, aumenta la sensibilità all’insulina a livello del fegato, del tessuto adiposo e del muscolo, migliorando di conseguenza l’utilizzo del glucosio. Migliorando la sensibilità all’insulina, diminuisce l’insulinoresistenza.
Anche se il meccanismo d’azione dei tiazolidinedioni non è del tutto chiarito, tuttavia si sa che essi modulano diversi processi per aumentare la sensibilità all’insulina. Tali azioni comprendono gli effetti sull’attività della chinasi del recettore insulinico, sulla fosforilazione dello stesso recettore, sul numero dei recettori insulinici e sul metabolismo epatico del glucosio. E’ stato anche suggerito che molti degli effetti glucoregolatori dei tiazolidinedioni siano mediati dalla riduzione della disponibilità sistemica e tissutale dei lipidi.
Una delle azioni chiave dei tiazolidinedioni è l’attivazione del recettore nucleare denominato PPAR-g (peroxisome proliferator-activated receptor-g) Questo recettore regola la trascrizione di diversi geni coinvolti nella differenziazione dei preadipociti e nell’uptake insulinodipendente del glucosio a livello dei tessuti periferici. Pertanto la potenza antidiabetica di Avandia è correlata con le sue affinità di legame per PPAR-g.
Avandia è un glitazone che ha finora dimostrato una buona tollerabilità, sicurezza d’impiego ed efficacia in un’ampia fascia della popolazione. La sua efficacia e tollerabilità è stata testata anche in sottogruppi di diabetici come gli obesi, i non obesi, gli anziani e coloro che soffrono di insufficienza renale. Altre azioni di Avandia sono una riduzione della pressione arteriosa diastolica e sistolica, dei trigliceridi, dell’escrezione renale di albumina e del PAI, mentre aumentano le HDL e il volume delle LDL, rendendo queste ultime meno aterogene. Avviene anche una ridistribuzione della massa adiposa: mentre il grasso viscerale non subisce modificazioni, si ha una diminuzione del grasso epatico e un aumento di quello sottocutaneo. A differenza di un’altra molecola appartenente alla stessa famiglia, il troglitazone, il rosiglitazone non determina tossicità epatica.
A seguito della modalità con la quale viene metabolizzato, rosiglitazone non mostra interazioni significative con nifedipina, contraccettivi orali, metformina, sulfoniluree, digossina, ranitidina e acarbose.
Controindicazioni sono invece l’infarto miocardico, l’insufficienza epatica, l’edema. Il rosiglitazone risulta inefficace nei pazienti NID magri che vanno messi in terapia insulinica o insulinosecretagoga.
Il rosiglitazone sembra migliorare l’insulinoresistenza anche nello stato prediabetico, ragione per la quale si pensa che sia particolarmente adatto nell’IGT (Impaired glucose tolerance) per ritardare o prevenire lo sviluppo del diabete di tipo 2. In Italia il farmaco non è ancora ammesso per questo utilizzo, come pure in terapia combinata con insulina. Ci sono comunque degli studi per verificare l’opportunità di somministrare il rosiglitazone già nelle fasi prediabetiche di ridotta tolleranza al glucosio, quando l’insulinoresitenza comincia ad innescare i danni cardiovascolari.
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