venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
13 Giugno 2001

EPIDEMIOLOGIA DELLA CRONICITÀ IN ITALIA

Tuttavia, se da una parte l’invecchiamento della popolazione è la manifestazione di un trionfo dello sviluppo sociale e della sanità pubblica, che hanno comportato una diminuzione della mortalità infantile e per malattie infettive, dall’altra può diventare, se non accompagnato da adeguati interventi, un problema difficilmente sostenibile dalla società contemporanea. L’aumento delle Mc, che inevitabilmente accompagna l’invecchiamento di una popolazione, comporta infatti una crescente domanda di assistenza continuativa e la necessità di approfondire le conoscenze correnti sulla frequenza e distribuzione di queste condizioni, al fine di pianificare adeguati interventi di controllo, sia in termini di prevenzione che di trattamento.
Nonostante le cause di molte Mc restino oscure, l’epidemiologia ha identificato fattori di rischio associati a diverse condizioni. Quindi, la riduzione di un singolo fattore di rischio potrebbe ridurre la frequenza di diverse condizioni. Esiste ormai una cospicua evidenza scientifica di efficacia di alcuni programmi di intervento mirati a ridurre questi fattori di rischio, ma la loro applicazione su vasta scala continua ad essere gravemente insufficiente in molti paesi, inclusa l’Italia. L’obiettivo principale dei programmi di controllo delle Mc deve quindi essere quello di diminuire l’incidenza, posporre l’insorgenza di disabilità, alleviare la gravità della patologia e prolungare la vita del paziente affetto.
Nei prossimi decenni il numero assoluto di anziani, e quindi di persone con Mc, sarà tale per cui la prevenzione della disabilità associata alle Mc dovrà comunque essere uno degli obiettivi a breve termine della Sanità pubblica. D’altro canto, l’obiettivo strategico a lungo termine del controllo delle Mc deve necessariamente essere quello di concentrarsi sulla prevenzione attraverso interventi da cominciare nell’età pediatrica e da estendere a tutto l’arco della vita.
L’analisi delle complesse relazioni tra caratteristiche demografiche ed epidemiologiche della popolazione è necessaria per la razionale pianificazione della ricerca medica e dell’assistenza sociale e sanitaria. In questo secolo l’Italia, come tutti i paesi industrializzati, ha visto un profondo cambiamento nelle cause di morte e di disabilità. All’inizio del secolo le maggiori cause di morte erano le malattie infettive, quali polmoniti, tubercolosi e diarrea. Oggi, le Mc, in particolare cardiovascolari, cancro, ictus e diabete, sono responsabili di 2/3 delle morti che avvengono ogni anno nel nostro Paese.

L’epidemiologia ha dimostrato che molte delle morti e delle disabilità causate da queste patologie sono prevenibili attraverso un vasto spettro di azioni, quali:
· modifica dei fattori di rischio personali, per esempio la cessazione del fumo di sigaretta, il mantenimento di una dieta e di attività fisica adeguate
· Sviluppo ed utilizzo di tecniche per la diagnosi precoce, quali mammografia e Pap test
· Implementazione di vasti programmi di educazione sanitaria nelle scuole
· Promozione di politiche sociali e sanitarie adeguate nel settore della salute ambientale.

Le tecnologie attualmente disponibili nel controllo delle Mc spesso non sono applicate sistematicamente e, nonostante le conoscenze sui fattori di rischio delle Mc siano aumentate considerevolmente nella seconda metà di questo secolo, siamo lontani dal poter affermare che tali conoscenze siano sufficienti per vincere la battaglia contro la morbidità, disabilità e mortalità ad esse associate. Basti pensare che circa la metà dei pazienti che sviluppa la malattia Cv non è mai stata esposta ad alcuno dei fattori di rischio conosciuti. Inoltre, gli interventi di prevenzione primaria e secondaria sono ancora
scarsamente implementati, come dimostrato dal fatto che circa la metà dei pazienti ipertesi non è tuttora adeguatamente trattata, che circa il 20% della popolazione adulta è ipercolesterolemica e che solo il 40% dei pazienti infartuati eleggibili per la terapia con beta bloccanti di fatto riceve tale trattamento.
La sfida dei prossimi anni sarà nella capacità di incorporare programmi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria in maniera sistematica ed omogenea sul territorio nazionale.
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