mercoledì, 4 agosto 2021
Medinews
13 Giugno 2001

CONTINUITÀ ASSISTENZIALE E INFORMATION COMMUNICATION TECHNOLOGY

Un progetto di continuità assistenziale, a livello di un singolo ospedale o di una organizzazione sanitaria regionale, non avrebbe serie probabilità di successo in assenza di investimenti consistenti in Ict, in persone e tecnologia. L’intensità di introduzione delle moderne tecnologie (tasso di innovazione tecnologica) e di revisione dei sistemi organizzativi assistenziali (tasso di innovazione organizzativa) costituisce il principale fattore di cambiamento strutturale del servizio sanitario. Ma le probabilità di successo dei progetti dipendono anche da un altro elemento, spesso trascurato dai programmatori sanitari: il livello di integrazione tra servizi assistenziali e servizi tecnologici (tasso di integrazione tecno-organizzativa).
Contribuiscono al raggiungimento di un buon livello di integrazione un’intensa e continuativa formazione del personale, la quantità dei servizi di comunicazione e di raccolta delle informazioni e la quantità di risorse finalizzate ai servizi di interfaccia tra sistema tradizionale (assistenza ospedaliera) e nuovi servizi (di continuità assistenziale). L’integrazione tra organizzazione assistenziale e organizzazione tecnologica, in ultima analisi, è un fattore di modernità. La riforma dei percorsi assistenziali sarà fortemente condizionata, in positivo, dalla possibilità di far dialogare programmatori e operatori sanitari con i gestori delle tecnologie di comunicazione. E, ancor più, dalla possibilità di investire in nuove professionalità che si formano all’interno di questa interazione: i gestori della comunicazione multimediale di sanità e salute. Un esempio di investimento nel campo della comunicazione della sanità sono i moderni Call Center e Contact Center che operano nell’interazione tra struttura sanitaria e cittadino.

Le innovazioni organizzative, tecnologiche e di integrazione possono essere applicate ai segmenti dell’attività assistenziale che viene via via riorganizzata nell’ambito dei programmi di continuità assistenziale, da quelli più semplici a quelli più complessi e innovativi:
· alle attività di lungodegenza (post-acuzia) e riabilitazione estensiva extraospedaliere rivolte a pazienti che non possono (ancora) usufruire di sistemi di Home Care e quindi vengono trattati in residenze assistenziali non ospedaliere. Queste ultime necessitano di forme (tecnologiche e organizzative) di comunicazione con i reparti di cura ospedaliera da cui i malati provengono. Queste comunicazioni (ad esempio, tra Rsa e ospedale) sono oggi molto carenti e comunque non usufruiscono di moderne tecnologie telecomunicative, come il teleconsulto o altri prodotti della telemedicina;
· il trasferimento dell’assistenza dal ricovero al ciclo diurno (day hospital e day surgery), che sottintende alla costruzione di una rete comunicativa tra centri ospedalieri ad alta intensità di cura e gli ambulatori decentrati nel territorio; oltre a sistemi informativi di supporto particolari per l’attività chirurgica riferita a patologie minori e a pazienti sottoposti a procedure diagnostiche e terapeutiche invasive; queste forme assistenziali diurne pongono comunque il problema di garantire un livello comunicativo Home Terminal, minimamente strutturato, anche per motivi di sicurezza, tra l’abitazione dell’assistito e l’ospedale;
· l’assistenza domiciliare integrata per anziani, cronici, malati terminali e l’assistenza domiciliare con programmi di ospedalizzazione a domicilio per assistiti che hanno terminato un primo ciclo di cura in ospedale (assistiti chirurgici, ortopedici, ecc.). Nell’assistenza sanitaria domiciliare e nell’ospedalizzazione a domicilio possono essere impegnati strumenti comunicativi di teleascolto e di telecontrollo (con videotelefono, web cam, ecc.) di telesoccorso e di telemedicina (in questi casi generalmente con la partecipazione di medici o operatori sanitari che si recano a domicilio dell’assistito: medico di famiglia, personale medico e infermieristico dell’ospedale, altro personale sanitario della Asl, del distretto o accreditato). La predisposizione e la diffusione di queste opportunità tecnologiche e organizzative di telecomunicazione Home Terminal è molto più limitata ed episodica di quanto si pensi. Pochissime sono le situazioni strutturate sul territorio nazionale e limitate le esperienze e le reti;
· la teleassistenza a pazienti che provenendo da luoghi lontani geograficamente e che devono essere assistiti, almeno per lunghi periodi, in altri centri. Questi punti decentrati verranno collegati telematicamete con l’ospedale attraverso tecnologie e programmi di teleconsulto e di trasmissione di immagini e dati. È una forma di telemedicina che si va (lentamente) diffondendo anche attraverso ditte e prodotti sempre più specializzati e che permette un razionale utilizzo dei centri medici ospedalieri di alta eccellenza sul territorio nazionale.
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