venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
14 Dicembre 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. JEAN BOUSQUET

La novità assoluta di questo progetto è che, per la prima volta, le indicazioni sono evidence-based, vale a dire basate su prove, e non opinion-based com’è stato finora.
Certamente esistono differenze significative tra i vari paesi ed è per questo che, oltre ad avere reso disponibile le linee guida in tutte le lingue del mondo, abbiamo voluto adattarle ai diversi contesti sociali e medici dei paesi in via di sviluppo. Ed è un risultato incoraggiante essere riusciti ad ottenere la collaborazione di tutti i nostri colleghi cinesi, sudamericani, magrebini e indiani. Abbiamo anche avviato il progetto in Senegal, sempre adattandolo alle esigenze locali.
La prima fase, quella prevalentemente scientifica e medica, ha avuto risultati sicuramente positivi. Resta ancora molto da fare in ambito sociale e politico, penso ad esempio alle campagne antitabacco e alla prevenzione dai fattori di rischio professionale. Per noi è ormai scontato che il fumo nuoce gravemente alla salute, in particolare alle vie respiratorie, e che alcuni lavori necessitano di misure precauzionali come le maschere anti-polveri, ma non è così nei paesi in via di sviluppo.
Abbiamo tutti in mente le immagini recentemente mandate dalle TV di tutto il mondo per la guerra nei paesi asiatici. Non so se è stato notato che molte delle persone riprese stavano fumando: mentre noi abbiamo smontato il mito legato alla sigaretta, in quei paesi il fumo è ancora uno status sociale, significa poter avere i soldi per acquistare sigarette. La stessa cosa vale per le esposizioni a rischi professionali: nessuna maschera antipolvere o altra forma di prevenzione nelle fabbriche africane o asiatiche, cosa che in occidente è inammissibile. Ecco cosa intendo quando dico che c’è ancora molto da fare in ambito politico e sociale. Ed è questa la sfida futura per il nostro progetto.
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