venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
21 Marzo 2001

03 SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. GIANNI PEZZOLI

Da questo dato positivo deriva la speranza di ripetere l’esperimento, questa volta con cellule più “controllabili”, le cellule staminali. La quantità di nuovo tessuto che si innesta è probabilmente fondamentale. Un’altra nozione neurobiologica importante che la medicina del cervello deve apprendere nel corso di queste ricerche è la localizzazione precisa nell’encefalo dove fare l’impianto, in modo che la risposta sia la migliore possibile e armonica sia nella parte alta che in quella bassa del corpo.
Le cellule staminali sono disponibili, ma mancano i risultati di una sperimentazione sui primati che possa dire se queste cellule sono del tutto scevre da rischi e se danno una riduzione dei sintomi del Parkinson o comunque sopravvivono senza dare grandi fenomeni collaterali. Per avere questi dati ci vorranno probabilmente dai 2 ai 5 anni, a meno che non si voglia saltare questa parte di sperimentazione, passando direttamente a quella sui pazienti che chiedono di partecipare volontariamente, così com’è stato fatto per l’Aids, a causa dell’ineluttabilità del male. Purtroppo però, l’impianto di cellule rigenerative non si è rilevato ancora sufficientemente efficace per poter ammettere una simile procedura. Anche la gravità e le proporzioni di diffusione del Parkinson non sono confrontabili con l’epidemia da Hiv.
D’altro canto il Parkinson è una patologia “fortunata” perché molti lavori sperimentali importanti e eticamente “spinti” sono già stati fatti; quindi andare ancora un po’ più in là non è poi così difficile.
L’esperimento del prof. Fahn è un passo indietro per quanto riguarda forse la speranza che alcuni neurobiologi riponevano nelle cellule embrionali “fresche” cioè prelevate direttamente dall’embrione. L’esame attento dei lavori condotti sino ad ora lo aveva di fatto già sconsigliato, ma ora proprio nessuno si metterebbe a trapiantare cellule embrionali da feti abortiti, con una possibilità di controllo molto inferiore rispetto alle cellule staminali che vengono coltivate per mesi in laboratorio. Altre speranze si affacciano, sulla base di una conferma: l’elettrostimolazione del cervello, che consente al malato di Parkinson un miglioramento netto della qualità di vita.
Il ruolo che l’Italia vorrà e saprà giocare è fondamentale. Il nostro centro di Milano è il più grande del mondo; qui applichiamo ogni tipo di terapia risultata utile. Appena le cellule staminali saranno disponibili, potremo cominciare la sperimentazione anche a Milano. Nel frattempo proviamo molti farmaci: il riluzolo e tutti i dopaminoagonisti che sono in commercio, compresa la Cabergolina appena uscita sul mercato, l’apomorfina, un farmaco più difficile da usare perchè utilizzato in pompe ad infusione continua. E infine l’apomorfina che – caso raro, non è in commercio negli Stati Uniti – ci consente di risolvere parecchie situazioni complesse.
La terapia dell’elettro stimolazione dell’ encefalo talvolta ha esiti ottimi con una regressione dei sintomi legati a movimenti involontari dell’80%. A Milano sono in cura circa 60 pazienti che convivono con questo impianto. In tutt’Italia il numero dei malati di Parkinson impiantati con l’elettrostimolatore è molto elevato. La speranza e la qualità di vita di queste persone è molto buona.
Un altro importante problema che è emerso negli ultimi anni è che dopo circa 10-15 anni di malattia un 20% dei pazienti può andare incontro ad un certo grado di deterioramento mentale. A questo proposito, i farmaci (donepezil e rivastigmina) oggi in commercio per la cura dell’Alzheimer, la più diffusa forma di demenza – e che ora il ministero fornisce gratuitamente nell’ambito del progetto Cronos – sembrano essere indicati anche in patologie simili al Parkinson come la demenza da corpi di Lewy.
Questi farmaci sono la nuova frontiera per molte malattie che provocano demenza.
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