Medinews
18 Dicembre 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DELLA DR.SSA MARIA LUISA BIANCHI

Nel 1998 il Parlamento Europeo decise per la prima volta nella sua storia di affrontare una malattia, e scelse appunto l’osteoporosi, affidando a una Commissione di esperti la preparazione di un Rapporto specifico. La scelta dell’osteoporosi non è stata casuale, ma determinata dall’enorme impatto sociale e economico di questa malattia. Lo scopo del Rapporto, diretto a tutti i paesi membri dell’Unione, era duplice: da un lato, fornire una messa a punto della situazione attuale, e delle più importanti conclusioni scientifiche, e dall’altro, fornire ai governi nazionali alcune raccomandazioni.

Nell’Unione Europea, il 40% delle donne e il 13% degli uomini dopo i 50 anni, avrà una frattura da fragilità ossea. Nella Comunità europea un cittadino su otto, dopo i cinquant’anni, subisce una frattura vertebrale. Nei prossimi 50 anni, in Europa, il numero di fratture di femore si raddoppierà arrivando a 972.000 casi. Oggi, una donna europea di 50 anni presenta un rischio di frattura di femore, nel resto della sua vita, del 17,5%.

Il “Rapporto sull’osteoporosi” del 1998 conteneva, oltre a dettagliate informazioni sulla malattia, otto raccomandazioni specifiche tese a ridurre il numero delle fratture da fragilità ossea e a migliorare la qualità della vita dei pazienti. Il Rapporto sottolineava la necessità di riconoscere l’osteoporosi come un problema sanitario di alta priorità, anche in vista del progressivo aumento della popolazione anziana e dell’allungamento della vita, con il conseguente prevedibile incremento del numero di fratture riconducibili all’osteoporosi.

L’analisi della situazione nell’Unione Europea, aggiornata al 2001, evidenzia che, per quanto riguarda le otto raccomandazioni, sono stati fatti pochi progressi: l’osteoporosi resta una malattia essenzialmente negletta e per nessun governo rappresenta una priorità sanitaria.

Il numero di fratture di femore nell’Unione Europea è aumentato di circa il 25% in 4 anni: da 380.000 stimate nel 1996 a 480.000 stimate nel 2000. Di conseguenza è incrementato anche il loro costo diretto (inteso come costo relativo alla sola degenza ospedaliera) passando da 3,6 miliardi di Euro nel 1996 a 4,8 miliardi di Euro nel 2000 (un aumento del 33%). Proseguendo con questo ritmo di incremento, in pochi anni quasi tutti i letti dei reparti di ospedalieri di ortopedia saranno occupati da fratture di femore. Nel 2050 – se non riusciremo a modificare la situazione – occorreranno almeno 56.000 letti per trattare le sole fratture di femore.

Il numero di strumenti DXA per la misurazione della densità ossea a livello vertebrale e femorale è ancora insufficiente in molti paesi: l’Italia si colloca al 6° posto con 10,5 strumenti per milione di abitanti, dopo Grecia (25,6), Portogallo (25), Belgio (20), Francia (17) e Austria (11). I paesi europei con meno strumenti per milione di abitanti sono la Svezia (4.8), il Regno Unito (4.2) e il Lussemburgo (2.3). La media è di 11.1 strumenti.

Sono state rilevate inoltre persistenti differenze all’interno dell’Unione Europea tra i vari paesi membri sotto diversi aspetti: la facilità di accesso alla diagnosi; le politiche di rimborso sia per la diagnosi sia per le terapie (ad esempio, in 6 paesi la terapia con farmaci approvati come efficaci è totalmente rimborsata sulla base di una diagnosi certa di osteoporosi, mentre in altri 4 paesi – tra cui l’Italia – ciò avviene solo dopo una frattura di vertebre o femore).

Questa discrepanza non è accettabile, e il mancato rimborso rende le cure difficili o addirittura impossibili per un sottogruppo significativo della popolazione anziana. A nostro avviso, garantire il pieno rimborso degli esami per la misurazione della densità ossea nei soggetti a rischio, e delle terapie di provata efficacia nei soggetti affetti da osteoporosi anche prima della comparsa di fratture da fragilità ossea, è – per quanto riguarda l’osteoporosi – il problema più importante e urgente da affrontare nel nostro Paese.

Infine dobbiamo ricordarci che, parlando di una malattia, parliamo in concreto di malati. Quindi dietro ogni frattura, dietro ogni sofferenza c’è il corpo e il nome di una persona. Ecco perché le varie Associazioni nazionali di pazienti presenti a Bruxelles – tra cui la Lega Italiana Osteoporosi – hanno chiesto che nel Rapporto Europeo, anche nel 2001, venissero riportati con evidenza i volti e le storie di pazienti in carne e ossa – che dobbiamo tutti ringraziare per essersi gentilmente prestati a raccontare in pubblico la loro sofferenza.

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LE OTTO RACCOMANDAZIONI DEL PARLAMENTO EUROPEO

Raccomandazione 1
Considerare l’osteoporosi un problema sanitario prioritario da parte dell’Unione Europea e dei governi dei 15 stati membri.

Raccomandazione 2
Sviluppare controlli coordinati per ottenere stime precise sull’incidenza e sulla prevalenza delle fratture da osteoporosi.

Raccomandazione 3
Coordinare nell’ambito dell’Unione Europea le strategie nazionali per fronteggiare le richieste sanitarie crescenti sull’osteoporosi e sulle fratture e per allocare le appropriate risorse.

Raccomandazione 4
Sviluppare e istituire politiche di informazione per la popolazione e il personale sanitario sul valore nutritivo di calcio e vitamina D.

Raccomandazione 5
Rendere accessibile e rimborsabile la misurazione della densità ossea per i soggetti a rischio.

Raccomandazione 6
Sviluppare linee guida basate sull’evidenza clinica sulle strategie terapeutiche.
Assicurare il rimborso delle terapie prescritte secondo le indicazioni concordate.

Raccomandazione 7
Promuovere attraverso adeguati sostegni finanziari governativi le Associazioni di Pazienti e le Società Scientifiche, aiutandole a pubblicizzare la loro causa.
Istituire corsi professionali per i sanitari che devono trattare l’osteoporosi

Raccomandazione 8
Finanziare ulteriori ricerche nei settori chiave per sviluppare le strategie migliori per prevenire e curare l’osteoporosi.
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