Medinews
18 Dicembre 2001

CHE COS’E’ L’OSTEOPOROSI

La forma di osteoporosi più comune è quella che insorge nella donna dopo la menopausa (osteoporosi postmenopausale) a causa dell’alterazione dell’effetto regolatore che gli estrogeni svolgono sul complesso fenomeno del rimodellamento osseo. Un’altra forma della malattia, detta osteoporosi senile, è quella che insorge dopo i 70 anni sia nell’uomo che nella donna, anche se rimane comunque netta la prevalenza femminile. Un’ulteriore classe di osteoporosi, meno frequente per prevalenza, ma altrettanto drammatica per le conseguenze, è quella delle cosiddette osteoporosi secondarie, che possono essere determinate da altre malattie gravi o dall’assunzione di farmaci quali il cortisone e le eparine o da terapie massicce con ormoni tiroidei.
L’osteoporosi è stata dichiarata dall’Organizzazione mondiale della Sanità una “malattia sociale”. La sua diffusione è, infatti, altissima: in Italia colpisce più di 5 milioni di persone, di cui il 30% sono donne in postmenopausa. In Europa, Stati Uniti e Giappone si contano 75 milioni di persone malate di osteoporosi e nei soli USA la malattia provoca ogni anno circa un milione e mezzo di fratture ossee. In Italia, in particolare, le fratture dell’anca e del femore raddoppiano ogni dieci anni; se si conta solo il secondo tipo di frattura il costo sociale si aggira sui 5 miliardi di lire l’anno (dati ISTAT). In Europa, poi, ogni anno le fratture da osteoporosi richiedono l’ospedalizzazione per una notte di circa 500 mila persone, incidendo notevolmente sulle spese sanitarie della CEE. Le spese relative al solo trattamento delle fratture sopra citate ammontano a più di 10 mila miliardi di dollari, senza dimenticare i numerosi costi indiretti come la perdita di produttività lavorativa e di qualità della vita.
L’aumento considerevole del numero dei malati nei Paesi industrializzati è dovuto soprattutto all’innalzamento della durata media della vita, che essendosi triplicata in un solo secolo di storia, ha portato ad oggi le prospettive di vita media alla nascita a 72,6 anni per gli uomini e a 79,2 anni per le donne. Gli ultrasessantenni dovrebbero passare dagli 11.2 milioni calcolati nel 1998 (19,4% della popolazione totale) a circa 15,5 milioni nel 2018. Insieme ai cambiamenti demografici sono cambiate in modo significativo le cause delle patologie più diffuse: le malattie infettive sono state ormai largamente sorpassate da quelle cardiocircolatorie, dai tumori e dalle malattie da involuzione, alle quali appartiene anche l’osteoporosi.
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