mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
8 Maggio 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. ROBERTO MARCHIOLI

Questa nuova indicazione, per un farmaco analogo, è stata accettata non solo in Italia ma anche in altri Paesi europei: per esempio in Francia, Gran Bretagna, Germania, Austria e Grecia.
In Italia il farmaco a base di Omega 3 esisteva già, ma con un’altra indicazione: la riduzione dei trigliceridi, ad un dosaggio variabile da uno a tre grammi al giorno. Nello studio GISSI Prevenzione si è dimostrato invece che con la somministrazione giornaliera di un solo grammo, in aggiunta ad una dieta corretta, gli acidi grassi poliinsaturi Omega 3 riescono a ridurre considerevolmente il rischio di morte nel post-infarto. Un aspetto molto importante è che il farmaco è stato abbinato alla modificazione delle abitudini di vita, cioè alla correzione della dieta, e agli altri trattamenti farmacologici.
Infatti, come è noto, il cardine della prevenzione cardiovascolare è la riduzione del rischio globale. Per ottenere questa riduzione sono necessari alcuni interventi, tra i quali, soprattutto, le modificazioni dello stile di vita e cioè l’aumento dell’attività fisica, diminuzione del vizio del fumo e migliori abitudini alimentari – ossia maggior consumo di frutta, verdura, olio di oliva extravergine e riduzione dei cibi grassi. Inoltre, associata a questi cambiamenti, è spesso necessaria l’assunzione di terapie farmacologiche di provata efficacia.
I pazienti infartuati possono contare sugli antiaggreganti piastrinici, aspirina, beta-bloccanti, ACE-inibitori e farmaci per abbassare il colesterolo. In associazione a questi trattamenti, la somministrazione quotidiana di derivati di acidi grassi poliinsaturi Omega 3 ad alta concentrazione, purificati e formulati in un farmaco, aumenta ulteriormente la probabilità di sopravvivenza.
Gli studi di tipo osservazionale ed epidemiologico hanno individuato nel consumo di pesce un fattore protettivo. Il pesce, soprattutto quello grasso, infatti contiene naturalmente gli acidi grassi Omega 3. Con lo studio GISSI Prevenzione abbiamo voluto sperimentare se in Italia – dove la popolazione si nutre con dieta mediterranea, quindi già abbastanza corretta – l’aggiunta di queste sostanze poteva ulteriormente ridurre il rischio cardiovascolare nei pazienti in trattamento, non agendo attraverso l’azione sui trigliceridi, già conosciuta, ma attraverso altri meccanismi. Il responso è stato più che positivo: la mortalità improvvisa è calata quasi del 45% nel gruppo di pazienti che, oltre alla terapia standard, ha ricevuto un grammo al giorno di acidi grassi poliinsaturi Omega 3.
A continuazione di questo studio l’Istituto Mario Negri, in collaborazione con l’ANMCO, sta organizzando un altro studio clinico in persone affette da scompenso cardiaco, nelle quali la forza di contrazione del cuore è patologicamente ridotta. L’ipotesi è che anche in questi pazienti gli Omega 3 possano avere un effetto protettivo in termini di riduzione delle aritmie fatali, forse maggiore di quello dimostrato nei pazienti post-infartuati dello studio GISSI Prevenzione.
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