sabato, 28 novembre 2020
Medinews
8 Maggio 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. ALDO MAGGIONI

Gli italiani che vengono colti da infarto e riescono a giungere in ospedale sono circa 75.000 all’anno. L’87% circa di questi sopravvive all’attacco e viene dimesso dopo circa 10 giorni. Tre quarti delle persone ospedalizzate (circa 50.000) presentano caratteristiche cliniche simili a quelle dei pazienti che sono stati inclusi nello studio GISSI Prevenzione. Tutti questi casi hanno quindi una indicazione al trattamento con un farmaco a base di Omega 3 al fine di prevenire la mortalità post-infartuale. Il 25% circa dei pazienti post-infartuati ospedalizzati non è stato incluso nello studio perché in seguito all’infarto presentava complicanze molto gravi: nuovi episodi importanti di angina, tali da rendere necessario un intervento di rivascolarizzazione, scompenso cardiaco o gravi aritmie. Anche per questi casi, pur in assenza di dati scientifici certi, il buon senso clinico spinge a pensare che gli Omega 3 possano essere efficaci. Inoltre, se il GISSI Prevenzione ha dimostrato che gli acidi grassi poliisaturi Omega 3 servono a prevenire eventi cardiovascolari e la mortalità correlata, è ragionevole pensare che questi composti possano essere utili anche per quei soggetti che non hanno ancora avuto eventi ma il cui rischio di andare incontro ad un attacco di cuore è elevato.
Due studi in fase di pianificazione possono essere considerati la continuazione del GISSI Prevenzione: uno di prevenzione primaria proprio nei soggetti ad alto rischio di eventi vascolari e uno per i pazienti con scompenso cardiaco. Quest’ultimo studio potrebbe partire entro la fine di quest’anno. Se si dovesse confermare il dato del GISSI Prevenzione relativo alla riduzione delle morti improvvise con l’utilizzo di questo farmaco, i pazienti con scompenso cardiaco, che molto frequentemente muoiono per questa causa, potrebbero giovarsene ancora di più dei pazienti post-infartuati.
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