domenica, 29 novembre 2020
Medinews
8 Maggio 2001

L’ATEROSCLEROSI

Queste sostanze favorirebbero l’ossidazione del colesterolo (LDL) e l’interazione di questo, di altri lipidi e di alcuni fattori caratteristici della coagulazione quali le piastrine e la fibrina (essenziali anche nelle complicanze trombotiche) con l’endotelio, sino alla loro inclusione nel tessuto e formazione delle placche aterosclerotiche che portano al restringimento (stenosi) o all’occlusione completa delle arterie.
La lesione ateromatosa, tanto più se complicata, comporta una diminuita elasticità e una restrizione del lume vasale e quindi una diminuzione dell’afflusso di sangue ai tessuti. Le conseguenze dell’aterosclerosi sono quindi riconducibili a uno stato di ischemia, talvolta acuta, talora cronica e progressiva, di vari organi o tessuti.
A seconda della localizzazione prevalente del processo aterosclerotico, le manifestazioni cliniche più frequenti e più gravi sono: l’infarto del miocardio, l’ictus cerebrale e la gangrena degli arti inferiori. L’aterosclerosi costituisce la principale causa di malattie cardiovascolari, la cui incidenza negli ultimi decenni è andata progressivamente aumentando, specie nei Paesi a elevato tenore di vita. Sono stati individuati diversi fattori di rischio; tra i più importanti si annoverano l’iperlipidemia, in particolare un aumento del colesterolo veicolato dalle lipoproteine a bassa densità (LDL); l’ipertensione arteriosa; il fumo di tabacco; mentre sono considerati fattori di rischio minori il diabete mellito, l’obesità e la scarsa attività fisica.
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