martedì, 1 dicembre 2020
Medinews
8 Maggio 2001

I FATTORI DI RISCHIO CARDIOVASCOLARE

Il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare è efficace nel ridurre l’incidenza della cardiopatia ischemica (ma anche delle malattie cerebrovascolari) in soggetti asintomatici (prevenzione primaria) e, soprattutto, il rischio di un nuovo evento in soggetti che già abbiano presentato un infarto miocardico o un’altra manifestazione, anche minore, di cardiopatia ischemica (prevenzione secondaria). Alcune aree di intervento hanno ricevuto particolare attenzione a questo riguardo: l’abolizione dei fumo, la terapia delle dislipidemie, dell’ipertensione arteriosa e dei diabete, ma anche altri importanti fattori di rischio cardiovascolare modificabili sono stati identificati o ulteriormente caratterizzati e sono sommariamente raggruppabili in otto livelli o gruppi, alcuni dei quali interdipendenti.
1. L’ipertensione arteriosa, se prolungata, è un fattore precipitante per la formazione di placche aterosclerotiche. L’ipertensione è una patologia molto diffusa: nei paesi industrializzati colpisce il 25% della popolazione, mentre dopo i 65 anni la percentuale sale a più del 30%. Si calcola che in Italia gli ipertesi siano più di 12 milioni: di questi, solo la metà sa di esserlo, mentre soltanto un quarto si cura. La pressione ottimale è quella con parametri al di sotto di 120 e 80. Una pressione fino a 130-85 rientra nella normalità, mentre è ritenuta normalità elevata quella che raggiunge i 139 di sistolica e gli 89 di diastolica. A livelli superiori si parla di ipertensione vera e propria
2. L’alto livello di colesterolo e/o di trigliceridi è solitamente collegato alla qualità della dieta e all’inattività fisica, ma può anche derivare da una predisposizione genetica. Il livello totale del colesterolo nel sangue è il primo e il più importante valore da controllare: meno di 200 mg/dl è il dato desiderabile, tra 200-239 mg/dl è il livello soglia e oltre 240 mg/dl significa rischio alto.
3. L’uso di tabacco: la nicotina è un vasocostrittore e perciò alza la pressione arteriosa, aumentando il lavoro del cuore, ma questo non è che uno degli effetti negativi del fumo.
4. L’inattività fisica: un programma di esercizi e di movimento in genere può prevenire il rischio di malattie cardiovascolari dovuto alla sedentarietà.
5. Dieta povera: non s’intende un’alimentazione scarsa, ma anzi un alimentazione che e’ spesso troppo ricca, di grassi in genere e di colesterolo in particolare. Altri ‘ingredienti’ a rischio sono il cloruro di sodio, facilmente sostituibile con sali a basso contenuto di sodio, e l’alcool.
6. L’obesità e il soprappeso: quando i grassi in eccesso non vengono smaltiti possono costituire un allarme per la circolazione, inoltre un peso eccessivo determina una maggiore sedentarietà.
7. Il diabete: gli adulti affetti da diabete presentano una mortalità annuale del 5.4% (un valore doppio rispetto a quello degli adulti non-diabetici), e la loro aspettativa di vita è ridotta in media di 5-10 anni. Le comlicanze aterosclerotiche spiegano largamente l’eccesso di mortalità nei pazienti diabetici.
8. La predisposizione genetica

Altri fattori secondari, sui quali non si può intervenire, sono:
1. L’età – il rischio è maggiore con l’avanzare degli anni: passati i 35 uno stile di vita sano con un minimo di attività fisica protegge il cuore e, ovviamente, tutto il resto del corpo.
2. Il sesso – il rischio è maggiore per gli uomini, ma tende ad equivalersi tra i sessi una volta trascorsi i 65 anni di età.
3. La razza – per ragioni non ancora del tutto chiarite, gli africani sono meno esposti al rischio di contrarre malattie cardiovascolari
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