domenica, 28 febbraio 2021
Medinews
8 Maggio 2001

DIETA E MALATTIE CARDIOVASCOLARI

Oggi, a distanza di qualche migliaio d’anni, questo rapporto si è precisamente ribaltato: tra antipasti, primi, secondi e dessert in un pranzo occidentale i grassi saturi sono il doppio di quelli insaturi. La causa è un modello alimentare che tiene conto sempre meno delle regole dietetiche. Gli ultimi dati forniti dall’ISTAT sono allarmanti: l’obesità, in cinque anni dal ’94 al ‘99, è aumentata in Italia del 25% e ora i “grassi” sono 4 milioni, mentre le persone soprappeso sono 15 milioni (un adulto su tre). Gli uomini “pesano” in genere più delle donne. Principali imputati di questo problema sono i composti lipidici, soprattutto i grassi saturi, che alzano i livelli di colesterolo e trigliceridi. Questo vale soprattutto per gli alimenti di origine animale, come la carne non privata del grasso, il pollame con la pelle, i prodotti caseari ottenuti da latte intero, il lardo, ma anche per qualche olio vegetale, come quello della noce di cocco, di mandorle, l’olio di palma, utilizzati in molti snack e merendine. Il modo migliore per ridurre il livello di colesterolo nel sangue è dare la preferenza ai cibi a basso contenuto di grassi saturi e ad alto contenuto di acidi grassi insaturi, in particolare il pesce. Inoltre ai prodotti confezionati è meglio preferire o alternare quelli naturali: la frutta, i vegetali, cibi come i cereali interi, a basso contenuto di grassi saturi e ricchi di amido e fibre.
Per prevenire il rischio cardiovascolare è consigliabile dopo i 20 anni di età controllare la colesterolemia almeno una volta ogni cinque anni. Tenendo presente alcune accortezze importanti: per esempio se il colesterolo risulta superiore al livello di 200 mg/dl conviene ripetere l’esame dopo qualche settimana, per confermare il dato ed escludere un eventuale errore nella determinazione da parte del laboratorio.
Gli studi più recenti hanno accertato che la diminuizione del colesterolo ottenuta con alcuni farmaci specifici riduce la mortalità da cardiopatia ischemica e le sue complicanze, sia nei pazienti già affetti da questa patologia (prevenzione secondaria) che nelle persone sane o a rischio (prevenzione primaria).
E’ altrettanto sicuro tuttavia che un’adeguata igiene di vita (alimentazione corretta ed attività fisica regolare) potrebbe evitare o almeno diminuire l’assunzione di farmaci.
Ad esempio, il pesce, soprattutto quello grasso, è una fonte naturale di acidi grassi poliinsaturi Omega 3 dai quali deriva il farmaco utilizzato nello studio GISSI Prevenzione, che ha provato scientificamente il loro effetto cardioprotettivo. Ma se una persona a rischio cardiovascolare volesse proteggersi mangiando più pesce ne dovrebbe ingurgitare quantità notevoli. I nutrizionisti hanno calcolato che per avere il medesimo effetto cardioprotettivo della capsula del farmaco in oggetto, che contiene non meno di 850 milligrammi di acidi grassi Omega 3 EPA e DHA (a differenza degli “integratori” che hanno contenuti in Omega 3 decisamente inferiori e che per questo non sono “farmaci”), bisognerebbe scegliere tra 45 grammi di sgombro, 71 gr. di acciughe, 83 di aringhe, 91 di tonno, un etto di salmone o mezzo chilo di pesce spada oppure, per finire, un chilo di sogliola al giorno. Francamente troppo, anche in tempi di mucca pazza.
TORNA INDIETRO