giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
19 Febbraio 2001

06 SINTESI DELL’INTERVENTO DELLA DOTT. BARBARA ENSOLI

Queste difficoltà hanno spinto a modificare gli orientamenti per la ricerca di un vaccino anti-HIV. Infatti, sulla base anche dei dati ottenuti con la terapia antiretrovirale che dimostrano l’efficacia di un abbassamento della carica virale per prevenire la progressione della malattia, si è giunti alla conclusione che un vaccino in grado non di prevenire l’infezione ma di controllare la replicazione virale e bloccare l’insorgenza della malattia sia un obiettivo più facilmente realizzabile e di indubbia efficacia sia preventiva che terapeutica.
Basato su questo razionale, il mio gruppo (Laboratorio di Virologia, Istituto Superiore di Sanità) ha sviluppato una nuova strategia vaccinale basata sul prodotto virale Tat.
La proteina Tat è prodotta dal virus subito dopo l’entrata nelle cellule ed è essenziale alla replicazione virale (funge da “motore” del virus). I risultati della sperimentazione della vaccinazione con Tat di primati non umani sono stati molto incoraggianti in quanto, dopo l’infezione sperimentale con virus altamente patogeno, 5 su 7 delle scimmie vaccinate hanno pienamente controllato l’infezione (non rilevabile anche con le metodiche più sensibili) e non hanno sviluppato malattia. Al contrario, 3/3 dei controlli fatti sui non vaccinati sono risultati altamente infetti. Questi dati sono stati confermati in un altro protocollo vaccinale con il DNA di Tat (4/4 delle scimmie sono risultate protette).
Su questi risultati sono stati intrapresi altri 2 trials vaccinali con Tat che hanno confermato i risultati già ottenuti.
I dati di tollerabilità, immunogenicità ed efficacia ottenuti nelle scimmie sono estremamente confortanti per un successo della sperimentazione clinica. Infatti il modello animale della scimmia è quello più vicino all’uomo e il tipo e l’entità delle risposte immuni ad un immunogeno generabili nella scimmia è analoga a quella ottenibili nell’uomo. Pertanto esistono tutti i presupposti perché la vaccinazione con la proteibna Tat sia efficace anche nell’uomo. A tal fine due trials clinici di fase I (cioè volti a valutare eventuali effetti tossici), uno per l’approccio preventivo ed uno per l’approccio terapeutico, saranno eseguiti in Italia. Successivamente verranno condotti studi per valutare la risposta immunologica al vaccino (fase II) e, infine, la sua efficacia (fase III) sia nel soggetto sieronegativo (vaccinazione preventiva) che sieropositivo (vaccinazione terapeutica).
L’ISS ha già stanziato i fondi per l’esecuzione degli studi di fase I. Attualmente si stanno preparando i protocolli clinici, la documentazione per l’approvazione per la somministrazione della proteina all’uomo e la produzione GMP del vaccino.
L’inizio della sperimentazione di entrambi i trials è previsto per la fine del 2001/inizio 2002 ed il loro completamento nel 2003. Si procederà, quindi, all’esecuzione della fase II, in Italia per l’approccio terapeutico e in Africa (Sud Africa, Uganda) per entrambe gli approcci preventivo e terapeutico.
Infine si procederà all’esecuzione dei trials di fase III per l’approccio terapeutico e in uno o più paesi africani per entrambi gli approcci. Il completamento della sperimentazione dalla fase I alla fase III richiederà dai 5 ai 7 anni.
TORNA INDIETRO