venerdì, 17 aprile 2026
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19 Febbraio 2001

02 SIEROPOSITIVI, IL SOGNO DI UN BAMBINO COSTA 30 MILIONI SCOPERTO IL MERCATO DELLE INSEMINAZIONI CLANDESTINE

Denuncia di Rosaria Iardino: “serve una nuova legge sulla procreazione assistita”

In questi ultimi anni le terapia di combinazione hanno cambiato il corso dell’infezione. Anche se l’Hiv continua a far paura, oggi non si parla più solo di sopravvivenza ma di qualità della vita. I nuovi farmaci oltre a tenere sotto controllo il virus consentono ai pazienti di avere una vita sociale e affettiva pressoché normale. Il che significa che molte persone fanno progetti a lungo termine, compreso quello di avere un figlio. Una scelta di grande responsabilità che, come è facilmente comprensibile, implica dei problemi non comuni, sia di ordine scientifico (quando e come interrompere la terapia, se è possibile farlo senza recare danno alla donna, che tipo di terapia di mantenimento deve essere fatta durante la gravidanza, quali sono i farmaci che riducono al minimo la possibilità della trasmissione materno fetale), che etico (ci sono medici che si rifiutano di seguire una donna sieropositiva che decide di intraprendere una gravidanza) e sociale (anche se la mortalità si è notevolmente ridotta, di Aids si muore ancora, per cui è necessario che la coppia sappia che può lasciare un figlio orfano). “Sta di fatto però – sostiene il prof. Mauro Moroni, direttore dell’Istituto di Malattie Infettive e Tropicali dell’Università/Azienda ospedaliera Luigi Sacco di Milano – che l’esigenza è sempre più sentita e non può essere ignorata. La speranza di vita di una persona sieropositiva è aumentata in modo indefinito e di questo le ragazze e i ragazzi stanno prendendo coscienza. Ovviamente, nell’ambito della riprogettazione della loro esistenza si pone anche quello di diventare mamme o papà. Tra l’altro la percentuale di bambini nati infetti è scesa dal 35% a meno del 2%: se quindi la coppia ritiene di poter correre il rischio, avere un figlio oggi è sicuramente possibile. Si tratta soltanto di prendere per mano questa coppia in modo che possa arrivare a procreare nel modo più sicuro. Nell’ambito di questo quadro – prosegue Moroni – c’è poi tutta una serie di tipologie diverse: madre sieropositiva e padre sieronegativo o viceversa, oppure entrambi i futuri genitori sieropositivi, oppure ancora coppie che scoprono la loro condizione quando già la gravidanza è in atto. Come si vede stiamo parlando di situazioni differenti che richiedono dunque comportamenti e protocolli differenti”.
“Soprattutto – incalza Rosaria Iardino – c’è bisogno di molta informazione: prima di tutto per evitare a centinaia di ragazzi di finire nelle mani di personaggi loschi, in secondo luogo per aiutarli a prendere decisioni in tutta coscienza”.
Per far ciò, l’Anlaids della Lombardia ha organizzato a Milano per il 9 e 10 giugno prossimi il I workshop nazionale dal titolo “Essere genitori vivendo con l’Hiv”. A questa prima iniziativa di informazione, dedicata a cento coppie sieropositive, a 50 operatori sanitari e a 50 volontari, sono stati invitati anche un rappresentante della Santa Sede e la dott. Livia Pomodoro, presidente del Tribunale dei Minori di Milano. Al convegno parleranno anche un bambino che ha perso entrambi i genitori, un ragazzo che ha mamma e papà positivi e una coppia che ha visto morire il figlioletto di Aids. “Come Associazione – conclude Iardino – chiederemo inoltre al futuro Ministro della Sanità di non ignorare questo dibattito: la nostra intenzione è di promuovere una proposta di legge che tolga il divieto di inseminazione artificiale alle coppie sieropositive, in modo da eliminare dalla radice il mercato dei bambini”.
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