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16 Marzo 2001

TUMORE AL CERVELLO, ‘INGANNATA’ LA PROTEINA KILLER GLI ONCOLOGI: “FATTO IL PRIMO PASSO CONTRO IL MALE”

Importante annuncio al Congresso sulle neoplasie cerebrali in corso a Padova

Il tumore al cervello colpisce ogni anno in Italia circa 4000 persone, in gran parte giovani tra i 18 e i 35 anni. Si calcola che almeno un ragazzo su dieci che si ammala di cancro in questa fascia d’età sia aggredito da questa neoplasia, nella stragrande maggioranza dei casi con esiti purtroppo letali. I tassi di incidenza nella ASL 16 di Padova (dati del Registro Tumori del Veneto, riferiti agli anni ‘95-’96) sono 11,3 e 8,7 su 100.000 maschi e femmine, corrispondenti rispettivamente all’1,8 e 1,6% di tutte le neoplasie, con un indice di mortalità rispettivamente dell’83,2 e 94,3%. “Si tratta di un killer silenzioso e a tutt’oggi ancora troppo sconosciuto – spiega il prof. Monfardini – non se ne conoscono correlazioni genetiche, non lo si può collegare a fattori ambientali, né è possibile la diagnosi precoce. Quando si manifesta è già tumore. E si presenta con sintomi ben precisi: cefalea, convulsioni, nausea, vomito, alterazione della visione, perdita dell’equilibrio, paralisi degli arti”.
La maggior parte nelle neoplasie cerebrali richiede quindi un approccio multidisciplinare – chirurgico, radioterapico e chemioterapico – con l’aggiunta di eventuali interventi di tipo riabilitativo. “L’intervento chirurgico rappresenta il primo atto terapeutico, e, a seconda della situazione, può essere seguito o meno dalla radioterapia e/o dalla chemioterapia. Alla eventuale ricaduta, solo pochi pazienti possono essere rioperati, mentre la chemioterapia è la principale risorsa terapeutica. In questo caso la temozolomide ha mostrato una risposta nel 30% dei pazienti insensibili alla chemioterapia di prima linea, mentre in un altro 30% consente di stabilizzare la malattia, permettendo di aumentare la sopravvivenza”.
Pur rappresentando solo il 2% di tutte le neoplasie dell’adulto, i tumori cerebrali sono infatti fra i più difficili da curare. “La nobiltà e l’assenza di potenziale rigenerativo delle cellule nervose rappresentano un limite importante per l’attuazione di trattamenti curativi da parte del neurochirurgo, del radioterapista e dell’oncologo medico: ogni tipo di trattamento va personalizzato sul singolo paziente, cercando di ottenere il massimo beneficio con il minimo di danno. La terapia medica di questi tumori è altamente peculiare in quanto vengono utilizzati farmaci diversi rispetto alle altre neoplasie, a causa del diverso spettro di chemiosensibilità delle cellule tumorali gliali e della presenza della barriera emato-encefalica che limita la diffusione della maggior parte dei chemioterapici nel tessuto nervoso”.
L’avvento della Risonanza Magnetica ha migliorato notevolmente la qualità delle immagini del cervello, ma la valutazione radiologica dei tumori cerebrali rimane comunque molto complessa, soprattutto per la difficoltà che si incontra nel valutare l’estensione del tessuto tumorale e l’eventuale risposta ai trattamenti. “Da ciò deriva – aggiunge il prof. Monfardini – che i trattamenti chemioterapici dei tumori cerebrali dovrebbero essere affidati ad Oncologi clinici con esperienza specifica in ambito-Neuro-Oncologico. Negli Stati Uniti, per esempio, esistono veri e propri dipartimenti di Neuro-Oncologia: al Memorial Sloan-Kettering (New York) e all’M.D. Anderson Cancer Center (Houston). In Italia purtroppo non esistono ancora Centri specialistici di Neuro-Oncologia e non sono attivati Corsi di formazione dedicati a questa disciplina. A seconda delle diverse realtà locali, i pazienti eseguono trattamenti chemioterapici somministrati da oncologi generali, da radioterapisti, da neurologi e, a volte, anche da Neurochirurghi. E’ provato invece che per tutte le neoplasie rare, la sopravvivenza è maggiore nei Centri dove vengono seguiti un maggior numero di pazienti e dove è stata acquisita un esperienza specifica per quel tipo di malattia. La frammentazione di assistenza per i pazienti con tumore cerebrale in assenza di Centri specialistici di riferimento, limita fortemente il raggiungimento di consensi nazionali e di linee guida sulle migliori modalità di trattamento e crea nell’utenza un forte disagio”.
A causa della loro rarità e delle peculiarità diagnostico-terapeutiche, sono pochi i Centri in Italia specializzati nel trattamento di queste neoplasie e fra questi, la Divisione di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera di Padova occupa sicuramente un posto di prim’ordine.
“Nel 2000 si sono rivolti alla nostra Divisione oltre 230 nuovi casi di neoplasia cerebrale ed il trend attuale fa supporre che nel 2001 verranno visitati oltre 350 nuovi pazienti, il 60% dei quali proveniente da fuori Regione”. Nella Divisione di Oncologia Medica sono in corso vari studi clinici su nuove combinazioni terapeutiche ed inoltre è stato istituita una consuetudine di stretta collaborazione con le altre Divisioni impegnate nella lotta ai tumori cerebrali (neurochirurgia, neuroradiologia, radioterapia, anatomia patologica, oncologia sperimentale, microbiologia) allo scopo di offrire ai pazienti una assistenza medica più rapida e coordinata. La neuro-oncologia di Padova partecipa inoltre alle ricerche cliniche sui nuovi farmaci promosse a livello internazionale dall’Organizzazione Europea per la Ricerca ed il Trattamento del Cancro (EORTC), e svolge ruolo di coordinatore per gli altri centri partecipanti italiani.
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