Medinews
2 Maggio 2001

DIFFUSIONE E CLASSIFICAZIONE DEI TUMORI INFANTILI

La frequenza – La frequenza delle diverse neoplasie pediatriche varia con l’età. Sotto i 5 anni sono frequenti le leucemie, mentre è raro il linfoma; dopo i dieci a questo rapporto si inverte. Sono una rarità dopo i 10 anni i neuroblastoma, il nefroblastoma e il retinoblastoma, mentre non lo sono nei primi anni di vita. I tumori dell’osso e i sarcomi delle parti molli insorgono più tardi, raggiungendo la massima frequenza dopo l’età pediatrica.

Maschi più a rischio – Per quanto riguarda il sesso, la possibilità di ammalarsi di un tumore infantile è maggiore nei maschi rispetto alle femmine e interessa tutti i principali tipi di neoplasie. Un dato in questo senso ce lo fornisce il Registro dei tumori infantile del Piemonte: i tassi d’incidenza del periodo 1967/1994 sono stati 15,2 bambini e 12,9 bambine ogni 100.000. Per alcuni tipi di tumore la frequenza rispetto al sesso è piuttosto rilevante. Il tasso di incidenza dei linfomi di Hodgkin è stato in quel periodo di 8 maschi e 4,5 femmine, mentre per i linfomi non-Hodgkin è stato 14,9 maschi contro 4,7 femmine.

La geografia dei casi – La distribuzione geografica delle neoplasie infantili non presenta significative differenze né fra le varie regioni italiane, né fra l’Italia e gli altri Paesi avanzati e relativamente alle popolazioni di origine europea. Al di fuori di questo ambito si sono riscontrate differenze geografiche anche rilevanti, soprattutto per quanto riguarda i tassi relativi ai diversi tumori. Ad esempio, nei Paesi con limitate risorse economiche, i tumori del sistema nervoso centrale sono meno frequenti rispetto ai Paesi avanzati. Nei Paesi africani i linfomi di Burkitt rappresentano spesso la più frequente forma di neoplasia infantile. In questo caso, secondo gli esperti, la causa potrebbe essere attribuibile ad agenti infettivi particolarmente diffusi nel continente africano e che sembrano associati al linfoma.

I fattori genetici – Il ruolo dei fattori genetici nelle neoplasie infantili è oggetto di un dibattito ancora lontano dalla conclusione. In estrema sintesi si può dire che, tranne che per il retinoblastoma e i tumori di Wilms, il peso dei tumori determinati geneticamente sia piuttosto modesto. Sulla base dei dati del Registro dei Tumori Infantili di Gran Bretagna è stato calcolato che solo il 4,2% dei tumori dei bambini potrebbe essere di origine genetica. Soltanto per i retinoblastomi è stato calcolato che la componente genetica sarebbe del 50% circa, mentre per i tumori di Wilms del 5%.

I fattori ambientali – Il problema è altrettanto complesso per quanto riguarda il ruolo dei fattori ambientali nel determinismo dei tumori infantili. L’esposizione a solventi e a idrocarburi può costituire un pericolo: basti ricordare che il benzene è una sostanza a rischio leucemico. Un aumento di rischio di tumore nei bambini è stato osservato in relazione alla vicinanza del traffico motorizzato all’abitazione. Un aumento del rischio di neoplasia può essere associato anche all’esposizione dei genitori a sostanze chimiche cancerogene (per esempio i pesticidi). Tra i fattori ambientali associati a un aumento del rischio di tumore infantile vanno ricordate le radiazioni ricevute in epoca prenatale o postnatale. L’esposizione in epoca fetale a infezioni virali quali influenza o varicella, aumenterebbe il rischio di leucemia e linfoma. Fin dal 1979 sono stati messi sotto accusa per un loro possibile effetto cancerogeno anche i campi elettromagnetici prodotti dal flusso della corrente lungo gli elettrodi. Nonostante numerose ricerche condotte in questo campo, non sono però state ancora formulate conclusioni certe. Vi sono evidenze a favore di un’associazione fra campi magnetici e leucemie, mentre associazioni non sembrano esserci con i tumori del sistema nervoso centrale e in altre sedi.

L’alimentazione – L’alimentazione materna durante la gravidanza e l’alimentazione del bambino nei primi anni di vita non avrebbe un ruolo (protettivo o meno) rispetto ai tumori infantili (i dati disponibili sono contraddittori). In ogni caso il rischio, quando osservato, non sembra molto elevato. Il consumo di alcol durante la gravidanza aumenta il rischio di leucemia non linfoblastica acuta.

I progressi della scienza – I primi decisivi progressi in termini di sopravvivenza possono essere fatti risalire alla metà degli anni 70, quando furono introdotti i primi protocolli terapeutici dell’AIEOP per le leucemie linfatiche acute. I dati più recenti dimostrano, per i bambini diagnosticati nel periodo 1986-89, una sopravvivenza del 74% a 5 anni (dati relativi a tutti i Registri dei tumori d’Italia). Una sopravvivenza del 69% a 5 anni è documentata anche per l’insieme dei tumori diagnosticati nel periodo 1986-89 (era del 53% nel periodo 1978-81).
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