martedì, 24 novembre 2020
Medinews
31 Ottobre 2001

ALLARME MELANOMA: IN DIECI ANNI QUASI RADDOPPIATO IL NUMERO DI CASI

Da qui l’impegno di medici e ricercatori per puntare sulla prevenzione primaria e secondaria, in particolare con la diagnosi precoce, per ridurne incidenza e mortalità. All’avanguardia in campo internazionale vi sono il San Gallicano e il Regina Elena che a Roma nella nuovissima struttura dell’Eur lavorano insieme per cercare di prevenire e diagnosticare sempre più precocemente il melanoma, affinare le tecniche di valutazione istologica, i trattamenti, le terapie in corso e le nuove prospettive terapeutiche. Proprio qui, per la prima volta in Italia, si tiene il “Melanoma day”, una giornata di studio con i massimi esperti. “Un convegno importante – afferma il prof. Francesco Cognetti, direttore scientifico del Regina Elena -, riservato esclusivamente a ricercatori clinici e sperimentali dei due istituti, per fare il punto sull’attività di ricerca, sui risultati finora raggiunti e per pianificare programmi nei quali coinvolgere eventualmente anche altre istituzioni nazionali. L’organizzazione di questo evento vuole essere, infine, il primo segnale che i due Istituti vogliono dare alla popolazione laziale e nazionale della costituzione di questa unità di altissimo livello”.
“Al centro di dermatologia oncologica del San Gallicano negli ultimi dieci anni abbiamo raccolto 2004 casi di melanoma cutaneo primitivo – spiega la dottoressa Caterina Catricalà, responsabile del settore -. Il 10% è rappresentato da melanomi familiari, il 5% da tumori multipli. La malattia colpisce più le donne (nel 59% dei casi) rispetto agli uomini (41%). La fascia d’età più a rischio va dai 30 ai 60 anni. Colpisce soprattutto il cosiddetto fototipo chiaro: persone con pelle, occhi e capelli chiari e con molti nei”.
“Il melanoma è una malattia in forte crescita percentuale, secondo solo al tumore del polmone nelle donne – sottolinea il prof. Mauro Picardo, direttore sanitario del San Gallicano -. E’ possibile vincerlo definitivamente solo se si scopre ai primissimi stadi. Nella casistica del San Gallicano i pazienti diagnosticati in fase precoce hanno il 99,7% di sopravvivenza a dieci anni. Ma se il tumore viene diagnosticato in fase avanzata il rischio di morte si incrementa notevolmente”.
Ma come si favorisce la sensibilizzazione nei confronti del tumore? “I nostri due Istituti lavorano insieme e puntano principalmente su due campi: la prevenzione e la diagnosi precoce – continua Caterina Catricalà -. La prevenzione si effettua collaborando a programmi di educazione sanitaria, a corsi di aggiornamento e a seminari per medici generali e specialisti. E’ importante, per esempio, insegnare ai cittadini a non esporsi troppo al sole e di non esagerare nell’utilizzo di lampade abbronzanti. La diagnosi precoce consiste, invece, nell’effettuare visite ambulatoriali approfondite (al San Gallicano ne vengono effettuate ben 15 mila ogni anno), follow-up delle persone a rischio e consulenze per tutto l’istituto”.
Particolare attenzione va anche posta a chi ha un parente affetto da melanoma: circa il 10% dei pazienti, infatti, cita almeno un altro membro della propria famiglia come affetto da questa patologia. Ma sul melanoma familiare si sa ancora poco. “Un importante studio è in corso proprio al San Gallicano di Roma in collaborazione con l’Università La Sapienza – spiega ancora Caterina Catricalà -. Ci stiamo occupando dei casi in cui ci sono almeno 2 persone affette da melanoma cutaneo nella stessa famiglia. Abbiamo già analizzato 56 di queste famiglie delle quali abbiamo elaborato un albero genealogico e abbiamo effettuato l’analisi del gene CDKN2A, riconosciuto dalla letteratura mondiale come responsabile di una maggiore suscettibilità a questo tipo di neoplasia. Quando questo gene è mutato da origine alla cellula tumorale. Dallo studio su queste famiglie è emerso che il 14% presenta una mutazione. In quasi l’80% dei casi si tratta di una mutazione del gene CDKN2A con melanomi multipli. Abbiamo quindi avviato uno studio di tutti i pazienti che presentavano melanoma multiplo, sia che avessero un altro caso in famiglia, sia che si trattasse di un caso sporadico, per valutare anche in questi un’eventuale mutazione dello stesso gene. Una volta che riusciremo a dimostrare se questa mutazione è presente in modo statisticamente significativa, rapportato con i dati delle altre popolazioni in associazione con i fattori ambientali, potremo spiegare scientificamente anche per quale ragione il melanoma è in aumento”.
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