sabato, 2 maggio 2026
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1 Gennaio 2001

LA FISIOLOGIA DELL’OSSO

Gli attori di queste attività, le cellule ossee (gli osteoblasti, gli osteoclasti e gli osteociti), sono infatti in grado di assicurare il normale turnover rendendo l’osso sensibile alle influenze esterne (ad esempio l’attività fisica) o interne (ormonali) e quindi in grado di contribuire adeguatamente alla normale omeostasi dell’individuo.

Per capire come e perché si forma una metastasi è quindi necessario vedere il meccanismo della rigenerazione ossea. Succede più o meno quello che accade quando si rifà il manto stradale. Prima di posizionare il nuovo catrame è necessario rimuovere il fondo vecchio. Gli osteoclasti sono le cellule deputate al lavoro di pulizia: riassorbono il tessuto precedente, portano via la parte mineralizzata dell’osso per un certo strato, facendo in modo che altre cellule (gli osteoblasti) possano depositare una nuova matrice “morbida”, che si solidifica in una seconda fase richiamando calcio, pirofosfati e fosforo. Rimozione e apposizione di nuovo tessuto è un processo continuo ed in equilibrio che consente di mantenere la massa ossea.

Per entrare nel dettaglio, gli osteoclasti sono cellule multinucleatiche che hanno la capacità e la funzione di riassorbire il tessuto osseo formando delle vere e proprie lacune dette lacune di riassorbimento di Howship. Il riassorbimento avviene a livello di una parte specializzata della cellula provvista di orletto a spazzola dove si produce un microambiente acido (che facilita la solubilizzazione del fosfati di calcio) e vengono liberati enzimi lisosomiali in grado di determinare la disgregazione/digestione della matrice organica. Gli osteoblasti sono invece le cellule deputate alla produzione ed escrezione di tutte le componenti organiche della matrice ossea. Da un punto di vista morfologico sono caratterizzate da un aspetto a cellule cubiche disposte, di solito, in monostrato sulla superficie dell’osso in formazione. Man mano che gli osteoblasti secernono nuova matrice ossea, vengono circondati dal tessuto osteoide (come viene definito il tessuto osseo neoformato prima della mineralizzazione) e rimangono intrappolati in una lacuna (chiamata ossea) trasformandosi in osteociti. All’interno di questa impalcatura troviamo gli osteociti, cellule ovalari che rimangono vitali all’interno del tessuto osseo. Sono di norma responsivi agli stimoli esterni (attività fisica, stress meccanici) ed interni (ormonali) adattando quindi l’apparato scheletrico alle esigenze conseguenti alle prestazioni biomeccaniche e di carico caratteristiche delle attività fisiche del soggetto.

In un tessuto osseo che segue questa rigenerazione difficilmente si localizza una metastasi. Ultime evidenze sperimentali hanno dimostrato che le metastasi preferiscono colonizzare nelle zone di rimaneggiamento o dove è presente osteoporosi, in aree cioè povere in cui vengono liberate una serie di sostanze, i mediatori, che richiamano le cellule neoplastiche metastatiche.

Per riassumere: un tessuto osseo ben mineralizzato e con una buona manutenzione è più difficilmente aggredibile dalla metastasi. Un tessuto osseo rarefatto, conseguenza per esempio di alcuni trattamenti chemioantiblastici o di disfunzioni ormonali che non stimolano l’osso o lo deprivano, è invece più facilmente aggredibile dal tumore.

E’ importante inoltre sottolineare che, a differenza di quanto si crede, non è la metastasi che erode l’osso. Solitamente la metastasi stimola le cellule ossee deputate all’assorbimento, erodendo e mangiando l’osso, creandosi in questo modo lo spazio per iniziare la colonizzazione.
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