giovedì, 22 gennaio 2026
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1 Gennaio 2001

I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO

Se la probabilità di malattia per una donna con meno di quarant’anni è del 4-5%, negli anni immediatamente successivi il rischio sale al 25%.

Il fattore genetico – Fin dall’inizio del secolo il cancro al seno è stato collegato alla predisposizione familiare. Questo fattore di rischio è stato confermato da ricerche cliniche che hanno identificato i due geni responsabili di una particolare forma di cancro alla mammella, definita ‘familiare’: il BRCA1 e il BRCA2. All’interno di alcune famiglie, in cui si riscontri una mutazione genetica ereditaria del BRCA1 o del BRCA2, si può allora verificare una forte predisposizione al tumore alla mammella. Dagli studi compiuti si è visto che le donne portatrici di una mutazione del BRCA1 hanno un rischio complessivo di sviluppare il cancro al seno che può arrivare all’87%, percentuale molto elevata rispetto al rischio medio di malattia, che nelle famiglie non predisposte non supera il 9-10%. Nel complesso, comunque, l’incidenza del tumore familiare è probabile che rappresenti solo il 6-8% di tutti i carcinomi alla mammella.
Quali sono allora le donne che rischiano di ammalarsi di forme di cancro imputabili alla familiarità? Alcune informazioni importanti possono essere acquisite dalla famiglia di origine: numero delle parenti già ammalate ed età in cui è stato diagnosticato loro il cancro al seno; presenza di tumore all’ovaio nella famiglia; grado di parentela degli ammalati. Se, per esempio, nella famiglia della paziente vi sono tre o più parenti prossime (mamma, nonna, zia, sorelle) ammalate di carcinoma alla mammella è realistico pensare ad una mutazione genetica ereditaria.

La storia riproduttiva e il clima ormonale – Il non avere figli viene considerato un fattore di rischio, mentre per le mamme sembra anche incidere il numero di figli e l’età in cui hanno partorito. In particolare, il cancro al seno è meno frequente nelle donne che hanno avuto il primo bambino prima dei ventuno anni e, in generale, si considera fattore di rischio partorire per la prima volta dopo i 30. Sembra inoltre esserci un rapporto inverso tra numero di figli, incidenza e precocità del tumore. Anche la data della prima mestruazione e dell’inizio della menopausa possono diventare significative: un menarca precoce e una menopausa tardiva sembrano predisporre la donna alla malattia.

L’influenza dell’alimentazione e dell’obesità – Per il cancro al seno la correlazione tra abitudini alimentari e l’incidenza della malattia non è così stretta come per altri tipi di tumore, per esempio quelli del colon-retto, stomaco, esofago e fegato. Tuttavia alcune certezze sono ormai acquisite:
– un’alimentazione basata su farine eccessivamente raffinate e su alimenti di origine animale, come quella prevalente nei Paesi industrializzati, favorisce il cancro al seno. Questo spiegherebbe perché l’incidenza della malattia, anche in Italia, è maggiore in certe regioni che in altre.
– Indipendentemente da come si mangia, anche l’obesità, soprattutto dopo la menopausa, costituisce un fattore di rischio.

Radiazioni ionizzanti – Anche l’esposizione ai raggi X (radiazioni ionizzanti) rappresenta un fattore di rischio. Un’esposizione pericolosa è quella che deriva dalla radioterapia per la cura di tumori vicini alla mammella (per esempio i tumori alla tiroide e i linfomi). Non sono considerate a rischio, invece, le dosi radioattive assorbite dalle donne durante la mammografia di controllo eseguita con apparecchiature recenti. In genere, comunque, la quota delle donne che rischia il tumore al seno per questa causa non è alta.
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