martedì, 1 dicembre 2020
Medinews
29 Giugno 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. GIORGIO WALTER CANONICA

Il fumo di sigaretta è una miscela di oltre 4.000 sostanze diverse, molte delle quali sono tossiche o cancerogene. La nicotina di per sé non è tossica, ma è responsabile del fenomeno di assuefazione e quindi dei sintomi di astinenza da fumo che rendono così difficile l’eliminazione dell’abitudine. Il fumo è a tutt’oggi l’unico fattore di rischio comprovato per lo sviluppo di BPCO, nonché la causa di gran lunga più frequente (oltre il 90%) della malattia. Il ruolo causale del fumo è accertato formalmente da numerosi studi e così pure lo è l’effetto benefico della cessazione del fumo, che si traduce in un rallentamento della rapidità di diminuzione della funzionalità polmonare, anche in caso di malattia già conclamata.
La BPCO riconosce come meccanismo di base un’infiammazione cronica delle pareti bronchiali, la quale progredisce dal semplice aumento della produzione di muco (tosse cronica del fumatore), alla fase di ostruzione bronchiale sempre meno reversibile, fino all’enfisema, nel quale vengono distrutti i setti interalveolari. Al momento, l’irreversibilità dell’ostruzione ed il danno anatomico conclamato sono gli elementi dimostrabili che distinguono la BPCO (bronchite ed enfisema) dall’asma, che è pur essa una malattia infiammatoria cronica.
E’ accertato che i fumatori hanno un cospicuo infiltrato infiammatorio di macrofagi e leucociti polimorfonucleati attivati a livello dei bronchioli respiratori e dei setti interalveolari. Come è noto, i polimorfonucleati attivati liberano numerosi enzimi (detti proteasi) che normalmente servono a distruggere gli agenti estranei, ma che possono anche digerire i tessuti circostanti. In condizioni normali, l’attività delle proteasi è controbilanciata da enzimi che le controllano (dette antiproteasi), mentre nei fumatori esiste uno squilibrio proteasi/antiproteasi per cui gli enzimi degradano i setti interalveolari e conducono lentamente a quel danno che sfocia poi nell’enfisema. Attualmente conosciamo molte proteinasi quali: elastasi leucocitaria (HLE), serin proteasi PR3, metalloproteinasi (gelatinasi, elastasi macrofagica), catepsine. Anche per l’attivatore del plasminogeno è stato ipotizzato un ruolo indiretto nel danno proteolitico.
Di recente è stato riconosciuto anche un importante ruolo degli agenti ossidanti (radicali liberi dell’ossigeno e perossidi), dei quali è ricco il fumo di sigaretta e che vengono anche prodotti in eccesso dalle cellule infiammatorie. Tali ossidanti possono sia alterare direttamente le strutture cellulari, sia richiamare altre cellule infiammatorie, sia attivare la sintesi di proteasi. Attualmente, il ruolo terapeutico di sostanze antiossidanti nel limitare il danno da fumo nella BPCO costituisce un interessante campo applicativo della ricerca.
Rimangono irrisolti alcuni quesiti. Il primo è perchè solo circa il 20% dei fumatori sviluppa la BPCO ed il secondo è perchè i potenti antinfiammatori come il cortisone sono relativamente poco efficaci nella BPCO mentre lo sono molto nell’asma.
Un fatto certo è che la cessazione del fumo rappresenta l’unica forma di prevenzione primaria in quanto impedisce l’instaurarsi di BPCO in soggetti ancora sani, e rappresenta anche il caposaldo del trattamento della malattia conclamata in quanto rallenta il deterioramento della funzione polmonare già compromessa.
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