mercoledì, 4 agosto 2021
Medinews
1 Marzo 2001

LE 8 DOMANDE PIÙ FREQUENTI

La sua prevalenza è in continuo aumento, per l’incremento della vita media registrato negli ultimi decenni. Studi internazionali hanno evidenziato che una percentuale tra il 60 e l’80% delle persone dai 55 anni in su presenta segni radiografici di artrosi; di questi, circa la metà lamenta dolore, rigidità articolare e progressiva limitazione funzionale.
La malattia interessa più frequentemente le ginocchia, le anche, il collo, la schiena, le dita della mano e può coinvolgere una o più sedi articolari contemporaneamente.

Quali sono le cause dell’artrosi?
Contrariamente a quanto ritenuto in passato, l’artrosi non è più considerata un processo inevitabile ed inesorabile, legato all’età. L’evolversi delle conoscenze mediche negli ultimi anni ha permesso di capire come sia il risultato della degenerazione della cartilagine articolare, determinata da diversi fattori di rischio, alcuni dei quali non modificabili, come la predisposizione genetica, ma altri certamente controllabili quali l’obesità e gli stress di tipo meccanico.

Cosa succede nelle articolazioni malate?
Nell’articolazione normale esiste un sottile strato di cartilagine che funziona da “cuscinetto ammortizzatore” tra le ossa: la cartilagine permette all’articolazione muoversi facilmente e correttamente. Nell’artrosi, lo strato di cartilagine articolare si usura progressivamente e negli stati più avanzati della malattia le ossa sottostanti arrivano ad essere completamente scoperte. Questo rende il movimento dell’artico-lazione difficile e doloroso.

Quando si diagnostica l’artrosi?
Si sospetta la malattia principalmente per la comparsa di dolore a carico di una o più articolazioni. E’ fondamentale che la diagnosi – sempre eseguita dal medico – si basi sulla raccolta della storia clinica, sulla visita e sullo studio radiografico dell’articolazione interessata.


Quali farmaci vengono utilizzati nella terapia dell’artrosi?
I farmaci più utilizzati fino ad oggi sono stati quelli finalizzati al controllo del dolore.
Esistono diverse categorie di medicamenti impiegati con questo obiettivo: i cosiddetti analgesici puri (come ad esempio il paracetamolo, ma anche gli analgesici ad azione centrale quale il tramadolo) e i Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS).
Recentemente sono stati introdotti nuovi farmaci, denominati COX-2 inibitori, che risultano efficaci sul dolore artrosico, garantendo una minore incidenza degli effetti collaterali, tipici dei FANS, a carico dell’apparato gastroenterico.
Tutti questi sono però farmaci non specifici, cioè che agiscono temporaneamente e genericamente sulla sintomatologia dolorosa e su una eventuale infiammazione sovrapposta, ma non sui processi della malattia.
Viceversa, farmaci specifici, come la glucosamina solfato, sono anch’essi in grado di controllare la sintomatologia ( probabilmente interferendo direttamente con alcuni dei meccanismi della malattia) con una migliore tollerabilità, anche se in maniera più lenta tanto che spesso, per il controllo immediato del dolore è consigliabile somministrare contemporaneamente il farmaco specifico e quello non specifico.

Esistono farmaci che, oltre a trattare i sintomi, possono rallentare l’evoluzione della malattia?
Recentemente è stato dimostrato – per la prima volta al mondo – che un farmaco, nato dalla ricerca italiana, la glucosamina solfato, è attivo sulla cartilagine articolare e ha la capacità di rallentare in modo significativo la degenerazione delle strutture articolari nei pazienti affetti da artrosi.
Si tratta quindi di una nuova prospettiva terapeutica che consente il trattamento del paziente artrosico con una terapia specifica che limiti la progressione della malattia

Che ruolo riveste la chirurgia nel trattamento dell’artrosi?
La chirurgia riveste un ruolo importante per il trattamento degli stadi più avanzati della malattia, cioè quando la cartilagine articolare è del tutto scomparsa: in questi casi è possibile sostituire le articolazioni ammalate con protesi così da garantire al paziente sollievo dal dolore e sensibile miglioramento funzionale. E’ importante evidenziare come il buon esito della chirurgia protesica richieda una corretta riabilitazione postoperatoria.

Quali sono le prospettive future per il trattamento dell’artrosi?
Sono in corso di ricerca sperimentale il trapianto delle cellule della cartilagine (condrociti) o l’impiego delle cellule staminali.
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