Medinews
2 Novembre 2001

UN CEROTTO ‘LIGHT’ PER COMBATTERE LE MALATTIE CARDIOVASCOLARI

“Una parte consistente del lavoro quotidiano dei medici sia generici che specialisti è correlato a questi problemi – spiega il prof. Gian Franco Gensini, presidente della Italian Stroke Society –. Per questo la gestione della patologia è basata su alcune regole fondamentali: aggiornamenti in campo scientifico, conoscenza del problema, prevenzione delle recidive, correzione degli stili di vita scorretti, terapia appropriata, controllo dell’efficacia del trattamento e della compliance, prevenzione delle complicanze e gestione della comorbidità”. Per questo il problema necessita di un approccio globale che affronti nel modo più incisivo ogni patologia cardiovascolare, dall’angina allo scompenso. “La maggioranza dei pazienti scompensati – spiega Augusto Zaninelli, medico di Famiglia della Simg, la Società Italiana di Medicina Generale – è ‘condivisa’ tra lo specialista e il medico di famiglia. Una volta impostata la terapia cronica, è quest’ultimo ad avere un ruolo importante nel controllo della compliance. La frequente comparsa di effetti collaterali e le difficoltà, per un paziente multitrattato, di seguire tutte le prescrizioni, possono portare infatti ad una scarsa aderenza allo schema terapeutico. Per questo è importante orientarsi il più possibile verso formulazioni farmacologiche in grado di garantire la reale monosomministrazione transdermica.
“L’uso dei nitrati – sostiene il prof. Giovanni Zito, presidente nazionale dell’ARCA (Associazioni Regionali Cardiologi Ambulatoriali) – è una terapia sempre più diffusa nello scompenso e vive oggi una nuova giovinezza soprattutto dopo la scoperta che l’endotelio, considerato in passato una semplice barriera di separazione tra sangue e cellule muscolari, è l’organo endocrino più esteso e più importante del nostro organismo che produce l’ossido nitrico, un gas che esercita un effetto vasodilatatore e svolge un importante azione antiaterogena ed antitrombotica. Tutte le patologie cardiovascolari sono state reinterpretate, riconoscendo nella disfunzione dell’endotelio un momento eziopatogenetico iniziale di importanza cruciale”.
La somministrazione dei nitrati per via transdermica oltre a garantire una efficacia sovrapponibile a quella orale consente una migliore adesione del paziente alle cure. “Un aspetto di recente attualità e non da sottovalutare – aggiunge Zaninelli – è anche la salvaguardia della percezione estetica e di immagine. Soprattutto per i giovani adulti o per le pazienti di sesso femminile le manifestazioni esteriori di malattia, come l’assunzione di farmaci in pubblico o l’evidenza sulla cute di un nitropatch, possono costituire un motivo di non accettazione dello stato di cura o portare ad autosospensioni del trattamento. La disponibilità per il medico di strumenti di tecnica farmaceutica avanzata e moderna, che consentono l’utilizzo di cerotti di nitroglicerina praticamente invisibili, va considerata come uno strumento ulteriore per una ‘personalizzazione’ della terapia, vera chiave interpretativa per il problema della aderenza farmacologica a programmi terapeutici complessi”.
Ai tradizionali cerotti a base di nitrati a somministrazione transdermica si affianca oggi un nuovo prodotto frutto della ricerca dell’azienda monzese Rottapharm che, per la prima volta in Italia, ha messo a punto un patch (Epinitril) a matrice attiva particolarmente efficace e di dimensioni più ridotte e con una trasparenza “adeguata” (adatto sia al paziente giovane che anziano) che permette una migliore qualità di vita e di relazione. “Anche se apparentemente banale – conclude Zaninelli – questo fattore assume una grande importanza. Un’ ‘estetica leggera’ consente infatti al paziente di non interrompere la terapia durante il periodo estivo e in situazioni sociali particolari”.
Il cerotto inoltre ha una totale adesività della superficie che garantisce il rilascio costante di GNT ed una minore variabilità inter-individuale. L’assenza di facilitatori di assorbimento e le dimensioni ridotte garantiscono minori rischi potenziali d’ irritazioni, minore area di cute esposta ed una migliore tollerabilità.
Studi specifici nell’uomo hanno dimostrato che Epinitril non provoca prurito, bruciore, dolore o lesioni cutanee obiettive. Anche alla riapplicazione, dopo due settimane non si è registrata nessuna reazione di sensibilizzazione.
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