martedì, 24 novembre 2020
Medinews
2 Novembre 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DR. AUGUSTO ZANINELLI

Anche se esiste una piccola quota di pazienti che sono seguiti esclusivamente dal Medico di Famiglia oppure dallo stesso specialista Cardiologo o da uno stesso staff di reparto, per la grande maggioranza di questi soggetti si configura la condizione di “paziente condiviso”, che si avvale, quindi, delle prestazioni specialistiche, consultando anche il proprio medico generalista. La gestione del follow-up del paziente che ha avuto un evento coronarico acuto o che comunque, ha sviluppato una ischemia miocardica, deve essenzialmente puntare al controllo della sintomatologia e alla prevenzione delle recidive. La riduzione del rischio nei fattori modificabili, pertanto, dovrà essere precisa e puntuale. Una volta impostata, da solo o in collaborazione con lo Specialista, la terapia cronica, un aspetto che coinvolge molto il ruolo del Medico Generale è quello della verifica dell’efficacia della stessa e della aderenza del Paziente. All’interno del gruppo di farmaci somministrati per il danno subito dal miocardio e/o per il controllo dei fattori di rischio, compito del Medico Generale è quello di controllarne la reale validità, utilizzando indicatori clinici e di laboratorio come l’assenza di sintomatologia riferibile ad angina, i valori di pressione arteriosa, la glicemia, la colesterolemia. In questo ambito è suo compito produrre i necessari aggiustamenti terapeutici, anche qui sia in proprio che con il supporto dello Specialista. Ma l’altra analisi, altrettanto determinante, per una corretta gestione della cardiopatia ischemica cronica è la valutazione della compliance. L’adeguata aderenza allo schema terapeutico viene meno per una serie di motivi che il Medico Generale è in grado di indagare e correggere. La comparsa di effetti collaterali dei farmaci, ad esempio, è abbastanza frequente e spesso induce l’autosospensione della terapia, oppure l’autoriduzione, fenomeno questo, a volte anche legato a erronei pregiudizi o ad una specie di autogestione che alcuni Pazienti fanno. Il mancato coinvolgimento negli obiettivi che si vogliono raggiungere con la terapia e la scarsa motivazione nella somministrazione del programma terapeutico, sono altre due cause di poca compliance, soprattutto in alcuni aspetti che coinvolgono particolarmente la sfera emotiva del paziente come l’abolizione del fumo o la riduzione del peso corporeo. E ancora, uno ruolo molto utile del Medico Generale è la adeguata distribuzione giornaliera della terapia, sempre più importante quando il Paziente, presentando magari anche altre patologie, necessita di assumere molti farmaci. Schemi posologici complicati sono difficili da seguire, sia per esigenze lavorative, che per deficit mnemonici. Inoltre, il Medico Generale deve anche orientarsi il più possibile verso formulazioni farmacologiche in grado di garantire la reale monosomministrazione, esigenza questa tipica delle cure domiciliari, diversa dalle caratteristiche della terapia ospedaliera, che con il personale della struttura può permettersi di ignorare questo particolare. Infine, fra le variabili delle scelte terapeutiche va annoverato anche il costo dei farmaci. Infatti, la stragrande maggioranza di essi sono concedibili dal Sistema Sanitario Nazionale e, quindi, il Medico di Famiglia ha anche il dovere di sorvegliare come le prescrizioni siano, da un lato le migliori possibili per quel paziente, come suggerisce l’articolo 32 della Costituzione e, dall’altra, che l’insieme globale del valore delle sue ricette non debordi dai tetti di spesa imposti dalle Regioni. Appare difficile, tuttavia, pensare di attuare una qualsiasi forma di limitazione nella cura di questi pazienti e nelle procedure farmacologiche di prevenzione secondaria, tranne forse l’impiego, dove veramente possibile, delle formulazioni commerciali definite con il termine di “generici”. Infine, un aspetto di recente attualità e non da sottovalutare, è quello della salvaguardia della percezione estetica e di immagine. Soprattutto per i giovani adulti o per le pazienti di sesso femminile, anche se le generalizzazioni sono difficili, spesso le manifestazioni esteriori di malattia, come l’assunzione di farmaci in pubblico o l’evidenza sulla cute di un nitropatch, possono costituire un motivo di non accettazione dello stato di cura o portare ad autosospensioni del trattamento. Quindi, se il medico ha a disposizione strumenti di tecnica farmaceutica avanzata e moderna, che consentono l’utilizzo di cerotti di nitroglicerina praticamente invisibili, questo va considerato come uno strumento ulteriore per una sempre più spinta personalizzazione della terapia, considerata, ormai, come la vera chiave interpretativa per il problema della aderenza farmacologica a programmi terapeutici complessi.
TORNA INDIETRO