domenica, 16 giugno 2024
Medinews
9 Marzo 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. GIAN LUIGI GESSA

Questa è la ragione per la quale il fumo da tabacco produce nei Paesi industrializzati circa 2 milioni di morti all’anno, metà dei quali tra i 35 e i 69 anni.
La dipendenza da nicotina è più forte di quella di molte altre droghe. Ogni anno 35 milioni di fumatori soltanto negli Stati Uniti cercano di smettere: più della metà riesce a rimanere astinente per 2 giorni, più del 90% ricomincia a fumare entro un anno. Quando un fumatore smette di fumare insorge la sindrome da astinenza caratterizzata da ansia, irritabilità, insonnia, difficoltà a concentrarsi e aumento di peso corporeo. Inoltre, il fumatore prova un irresistibile bisogno di ricominciare, un desiderio che in inglese viene definito “craving”. Questo fenomeno deriva non solo dalla necessità di attenuare gli effetti negativi della sindrome di astinenza, ma anche dal ricordo degli effetti positivi.
Si è visto che la nicotina, così come la cocaina, stimola l’attività di certi neuroni nel cervello chiamati neuroni dopaminergici. Si tratta di cellule nervose che producono e rilasciano un neurotrasmettitore chiamato dopamina nelle aree del cervello preposte al desiderio e al piacere.
Conoscere come la dopamina produce i suoi effetti ha suggerito differenti trattamenti farmacologici utili per aiutare coloro che vogliono smettere. La terapia più nota consiste nel somministrare la nicotina in 4 diverse formulazioni: il cerotto trans-dermico, la gomma da masticare, lo spray nasale e l’inalatore.
Per i fumatori il cerotto trans-dermico è preferibile perché da minori effetti collaterali, pone meno problemi al medico nell’educare il paziente al suo uso, inoltre c’è maggiore “compliance” da parte dei pazienti.
La nicotina serve a fornire ciò di cui il paziente ha bisogno per sopprimere i sintomi dell’astinenza senza che egli assuma anche le sostanze cancerogene tossiche.
Infatti, quando i neuroni che producono dopamina vengono “frustati” dalla nicotina rilasciano più dopamina e questa produce più desiderio e più compulsione a consumare l’oggetto stesso del desiderio, cioè la sigaretta.
Più recentemente è stato introdotto un farmaco che aiuta il fumatore a rimanere astinente, il bupropion, un antidepressivo che è risultato efficace nel prevenire le ricadute non solo dei fumatori depressi – che sono moltissimi – ma anche di quelli senza storia di depressione. Il probabile meccanismo con cui il bupropion riduce le ricadute e il “craving” per la nicotina sembra essere l’impedimento della riattivazione della dopamina: il fumatore sente meno voglia di nicotina perché ha già sufficiente dopamina nei centri del piacere e del desiderio. Più recentemente si è visto inoltre che il bupropion blocca anche i recettori della nicotina cioè quelle “serrature” presenti nel cervello sulle quali la nicotina interagisce. In questo modo il bupropion riduce l’azione della nicotina nel cervello e fumare diventa meno gratificante.
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