martedì, 27 luglio 2021
Medinews
9 Marzo 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. CARLO LA VECCHIA

Il fumo di sigarette non si limita a causare circa 45.000 morti per tumore ogni anno in Italia, ma causa oltre 10.000 morti per bronchite cronica ed enfisema polmonare, e un numero difficile da stimare con precisione ma certamente non trascurabile di morti per infarto miocardico e altre patologie cardio e cerebro-vascolari. E’ importante ricordare che il fumo esercita anche un significativo effetto sfavorevole su una vasta gamma di patologie croniche, compresi l’osteoporosi l’ipertensione, l’asma, le periodontopatie, l’ulcera duodenale e l’invecchiamento cutaneo. Per questo è necessario e urgente ridurre il numero di fumatori, che sono oggi circa 14 milioni in Italia, evitando che gli adolescenti inizino a fumare, e facendo sì che i fumatori smettano. Smettere anche nella mezza età evita infatti una larga parte delle patologie e morti da fumo. Ad esempio, smettere a 50 anni evita i due terzi del rischio cumulativo di tumore del polmone, e smettere a 40 evita la quasi totalità del rischio di cancro, oltre che di malattie vascolari e respiratorie.
Smettere di fumare è possibile: la dimostrazione è che in Italia vi sono oggi circa 6 milioni di ex-fumatori, che hanno smesso in larga parte dopo aver preso consapevolezza dei danni del fumo sulla salute oltre naturalmente alla loro forza di volontà e motivazione. Per alcuni, tuttavia, la sola volontà e la motivazione non bastano, e si rendono necessari supporti psicologici (quale quelli forniti dai corsi coordinati dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) e/o farmacologici.
Nell’ultimo decennio, il consumo di sigarette è diminuito del 20-30% negli Stati Uniti – fino a giungere nel 1998 a una prevalenza del 24% degli adulti (26% dei maschi, 22% delle donne) – ed è considerevolmente diminuito anche in molti Paesi del Nord Europa, ma non si è modificato apprezzabilmente in Italia e in altri Paesi mediterranei. Sono inoltre cambiati, in misura sostanziale, i correlati socioeconomici del consumo di tabacco nei diversi Paesi e nei due sessi. Se in Nord America e in Nord Europa il fumo è da diversi anni più frequente nelle classi sociali meno favorite e istruite, in Italia, come peraltro in Francia e Spagna, un gradiente sociale inverso si è osservato per gli uomini soltanto negli ultimi anni, e non è ancora evidente per le donne. Una prospettiva realistica per l’Italia è scendere entro il 2010 al 20% degli uomini fumatori e al 15% delle donne fumatrici, modificando sostanzialmente le recenti linee di tendenza, e sempre assumendo che vengano adottate strategie complessive (a partire da una moderna e integrata legge sul fumo).
TORNA INDIETRO