lunedì, 23 novembre 2020
Medinews
9 Marzo 2001

STORIA DEL FUMO: DA INNOCUO A MORTALE

In un secondo tempo venne avanzata l’ipotesi che anche i disturbi respiratori ed i tumori del polmone fossero dovuti al fumo di sigaretta.
All’inizio del Ventesimo secolo iniziò una diatriba fra chi ascriveva al fumo ed in particolare alla nicotina, un effetto benefico sulle funzioni cerebrali, e chi invece cominciava a intravedere i danni da fumo in particolare per i giovani. Così già nel 1908 in Inghilterra venne introdotta una legge che proibiva la vendita di sigarette ai giovani con meno di 16 anni. Tuttavia, i primi dati di laboratorio sugli animali gettarono qualche dubbio. Solo nel 1940 gli studi di Roffo in Argentina permisero di ottenere tumori della cute nel coniglio e, l’identificazione del benzopirene nei prodotti del fumo. Fra il 1939 ed il 1948, altri autori in Olanda e in Germania pubblicarono dati retrospettivi che indicavano un aumento del tumore del polmone nei fumatori rispetto ai non fumatori. Maggiori evidenze erano disponibili già all’inizio del 1900 riguardanti l’associazione tra fumo e malattie vascolari. In particolare si era osservato che i portatori di claudicatio intermittente erano frequentemente dei forti fumatori; successivamente Buerger, nel descrivere la vasculopatia che porta il suo nome, osservò che la tromboangite obliterante era rara nei non fumatori. Per quanto riguarda l’infarto miocardico, già a partire dal 1912 si accumularono evidenze sulla sua associazione con il fumo; i dati raccolti da English ed altri indicavano un aumento di rischio di 2-4 volte, soprattutto fra i 40 ed i 60 anni. Sorprendentemente, invece, poche osservazioni prima del 1950 riportavano i danni respiratori indotti dal fumo di sigaretta.

Le evidenze epidemiologiche sui danni da fumo
Dopo il 1950 la situazione cambiò radicalmente, a causa della pubblicazione di una serie di lavori scientifici che eliminarono i dubbi e divennero dei punti di riferimento per la comprensione dei danni indotti dal fumo di sigarette. In particolare, Doll e Hill realizzarono uno studio molto originale, basato su una coorte di medici. Questo e altri studi indicarono chiaramente un rapporto diretto fra fumo e cancro del polmone, che persisteva dopo aver corretto i dati per età, ed evidenziava una relazione proporzionale alla durata del fumo ed alla quantità di sigarette fumate. Successivamente, divenne evidente che nei forti fumatori il rischio di avere un tumore del polmone poteva aumentare anche di 30 volte; il rischio era meno elevato se si iniziava a fumare in età avanzata, e diminuiva in rapporto con gli anni in cui si era smesso di fumare.
La forte consistenza dei dati ottenuti con metodi diversi, in popolazioni diverse, nei maschi e nelle femmine era così importante da non permettere alcuna ragionevole discussione sulla relazione fra cancro del polmone e fumo da sigarette. La causalità fra le due condizioni ricevette un ulteriore sostegno da studi negli animali d’esperimento, e dall’identificazione di numerose sostanze carcinogene (ad es. benzene, idrocarburi policiclici aromatici, nitrosamine, ecc.) nel fumo di tabacco. Un’analisi di tutti i dati disponibili permise la pubblicazione di due rapporti essenziali: uno inglese e l’altro americano. Questi due rapporti misero sostanzialmente fine a ogni discussione, ad eccezione naturalmente delle multinazionali del tabacco che per molti anni continuarono a generare dubbi e a contrastare ogni iniziativa tendente a tirare le conseguenze dai dati sperimentali, clinici ed epidemiologici.
I danni del fumo non riguardano solo il cancro del polmone, ma si estendono ad altri tipi di tumore, a malattie cardiovascolari e broncopolmonari secondo quanto riportato nella tabella 1 tratta dal rapporto già citato del Surgeon General degli USA dal 1964. Gli studi successivi hanno prodotto stime di rischio più alte per molte patologie – in particolare quelle tumorali – perché più lunga è stata la durata di esposizione al fumo nella popolazione studiata. Si è così giunti a stimare che non uno su quattro, ma ben uno su due tra coloro che fumano regolarmente sigarette è destinato a morire a causa del fumo.
Altre situazioni morbose riconoscono il fumo di sigarette come importante fattore di rischio. Esse comprendono: i tumori di cavo orale, esofago, pancreas, stomaco, rene e vescica, l’aneurisma dell’aorta, l’asma, la leucemia mieloide, l’osteoporosi, la malattia di Chron, una ridotta fecondità e una riduzione dello sviluppo fetale nelle gravide fumatrici. Per avere una valutazione globale degli effetti del fumo è interessante ricordare i dati recentemente raccolti da Doll et al. riguardanti la coorte dei medici inglesi. All’età di 70 anni arriva 80% dei non-fumatori ma solo il 50% dei forti fumatori; all’età di 85 anni arriva il 33% dei non-fumatori e 8% dei forti fumatori; l’aspettativa di vita è diminuita di 7.5 anni per i fumatori e di ben 10 anni per i forti fumatori rispetto ai non-fumatori.
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