sabato, 28 novembre 2020
Medinews
9 Marzo 2001

“CONVINCIAMO 5 MILIONI DI ITALIANI A SMETTERE DI FUMARE ENTRO IL 2010”

Medici e ricercatori lanciano un appello alle autorità sanitarie e ai cittadini

Il fumo è la principale causa di malattia e di morte sul pianeta. Si stima che nel mondo vi sia 1 miliardo e 100 milioni di fumatori, 800 milioni dei quali risiedono nei Paesi in via di sviluppo dove in pratica fuma 1/3 della popolazione di età superiore a 15 anni. Nei Paesi sviluppati non riesce a fare a meno di accendersi una sigaretta il 42% degli uomini e il 24% delle donne (45% e 7% nei Paesi non sviluppati). L’Italia è in linea con questa tendenza: fuma il 30% della popolazione complessiva, in maggioranza uomini (30% contro il 20% delle donne). L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla inoltre di oltre 4 milioni di morti all’anno attribuibili al fumo nel mondo che diventeranno a 8,4 milioni nel 2020 e toccare i 10 milioni nel 2030. Per quanto riguarda il nostro Paese, già adesso sappiamo che una su sei delle morti che si verificheranno in quest’inizio di Terzo Millennio saranno dovute al tabacco.
“Le sigarette – ricorda infatti La Vecchia – non si limitano a causare in Italia circa 45.000 morti l’anno per tumore, ma uccidono 10.000 persone per bronchite cronica ed enfisema polmonare e un numero certamente non trascurabile di cittadini per infarto miocardico e altre malattie cardio e cerebrovascolari. E’ importante inoltre ricordare che il fumo esercita anche un significativo effetto sfavorevole su una vasta gamma di patologie croniche, compresi l’osteoporosi l’ipertensione, l’asma, le periodontopatie, l’ulcera duodenale e l’invecchiamento cutaneo”. Proprio per questo – dicono gli esperti – è necessario e urgente ridurre il numero di fumatori, evitando soprattutto che gli adolescenti inizino a fumare. Smettere anche nella mezza età porta infatti enormi benefici. Buttare pacchetto e accendino a 50 anni evita i due terzi del rischio cumulativo di tumore del polmone, smettere a 40 evita la quasi totalità del rischio di cancro, oltre che di malattie vascolari e respiratorie.
“I danni da fumo di sigaretta – spiega Cesare Sirtori, ordinario di Farmacologia Clinica all’Università di Milano – vengono di solito attribuiti a due componenti: il benzopirene, che provoca il cancro, e il monossido di carbonio (CO), che intossica i globuli rossi e danneggia le arterie, ma troppo poco si parla della nicotina che oltre ad essere a sua volta un potenziale cancerogeno, è un “farmaco” con molte proprietà, alcune delle quali poco desiderabili. Attiva recettori in tutti gli organi dell’uomo che producono gli effetti più diversi: dall’aumento della temperatura, ad un debole effetto analgesico, ad effetti eccitatori, fino ad un’azione contratturante sulle arterie, diffusa a tutti gli organi, che può portare in certi casi alla ben nota “sindrome nicotinica delle estremità” a rischio di amputazione. Più di frequente l’ischemia può riguardare il cuore o il cervello”.
Per raggiungere l’obiettivo servono dunque interventi a tutto campo “Prima di tutto – sostiene Riccarda Perna, presidente di Federasma – l’applicazione delle leggi, in modo da consentire a tutti i cittadini, ma soprattutto a noi asmatici, una respirazione normale nei luoghi pubblici. Come associazione auspichiamo inoltre la messa a punto di nuovi farmaci, perché per smettere la buona volontà spesso non basta, e un maggiore coinvolgimento nella prevenzione da parte del medico di famiglia. Se ci fosse un rapporto migliore tra medico e paziente si potrebbe anche ottenere l’assunzione di farmaci coadiuvanti alla desensibilizzazione del fumo”. Come il bupropione, usato da anni con successo negli Stati Uniti (grazie al quale un milione e mezzo di americani ha smesso di fumare) e dallo scorso settembre disponibile anche in Italia. “La dott. Jennifer Slemmer, dell’Università della Virginia – afferma in proposito Sirtori – ha recentemente dimostrato che il bupropione è un antagonista diretto della nicotina. Grazie a questa molecola scompare infatti la maggior parte dei suoi effetti caratteristici, in particolare sul sistema nervoso centrale, che portano alla “nicotino-dipendenza” e anche quelli periferici, con la riduzione del rischio delle malattie delle arterie. Il bupropione – conclude Sirtori – va quindi considerato un farmaco terapeutico nei confronti della nicotino-dipendenza, con in più il vantaggio di contrastarne gli effetti tossici sulle arterie”.
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