martedì, 27 luglio 2021
Medinews
9 Marzo 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. CESARE SIRTORI

Di recente il dott. Stephen Hecht, dell’Università del Minnesota, ha dimostrato che la nicotina nell’uomo viene trasformata da un fattore noto come citocromo P450 2A6, ad un prodotto, noto con la sigla NNK, potente cancerogeno per l’uomo. I possibili danni da nicotina non vanno quindi sottovalutati. La nicotina, oltre che un potenziale cancerogeno, è un “farmaco” con molte proprietà, alcune delle quali poco desiderabili. Attiva recettori in tutti gli organi dell’uomo che producono gli effetti più diversi: dall’aumento della temperatura, ad un debole effetto analgesico, ad effetti eccitatori, fino ad un’azione contratturante sulle arterie, diffusa a tutti gli organi, che può portare in certi casi alla ben nota “sindrome nicotinica delle estremità” a rischio di amputazione. Più di frequente l’ischemia può riguardare il cuore o il cervello.
La dott. Jennifer Slemmer, dell’Università della Virginia ha recentemente dimostrato che il bupropione è un antagonista diretto degli effetti della nicotina. Grazie al bupropione scompare infatti la maggior parte dei suoi effetti caratteristici, in particolare sul sistema nervoso centrale, apprezzati dai fumatori, ma che portano alla “nicotino-dipendenza” e anche quelli periferici, con la riduzione del rischio delle malattie delle arterie da nicotina.
Il bupropione va quindi considerato un farmaco terapeutico nei confronti della nicotino-dipendenza, con in più il vantaggio di contrastarne gli effetti tossici sulle arterie.
Nell’animale da laboratorio gli effetti caratteristici della nicotina, per esempio sul comportamento, non compaiono nemmeno se l’animale ne ha ricevuto dosi altissime.
L’effetto anti-nicotina del bupropione è fra l’altro duraturo, perchè alcuni prodotti di trasformazione del farmaco possono persistere anche per oltre un giorno dopo la somministrazione. Questa spiega la permanenza di attività del farmaco ed anche il minor desiderio di riprendere a fumare da parte di chi lo ha assunto per periodi prolungati.
L’attività anti-nicotina del bupropione spiega anche i vantaggi di questa terapia per i pazienti cardiaci. Il bupropione infatti riduce l’eccessiva irritabilità vascolare conseguente al fumo di sigaretta, con i relativi danni. Inoltre, a confronto con altri farmaci impiegati talora nel controllo dell’eccesso di tabacco, il bupropione dimostra un profilo di attività pressoché ideale. Secondo il dott. Kiev, dell’Istituto di Ricerca Psichiatrica di New York, il bupropione, diversamente da altri prodotti con questa indicazione, non aumenta la frequenza del cuore e la pressione arteriosa varia in modo poco significativo. Da questi dati appare importante poter disporre del bupropione, per ridurre i danni da fumo, specie nei pazienti cardiaci. In Inghilterra è stato calcolato che un ciclo completo di trattamento con bupropione costa al Servizio Sanitario Nazionale circa 250.000 lire, alle quali il paziente contribuisce con un ticket di circa 30.000 lire, un costo molto ridotto rispetto ad altri tipi di trattamento per il fumo. Secondo i dott. John Britton e Martin Jarvis dell’Università di Nottingham, nella revisione dei farmaci forniti gratuitamente ai pazienti inglesi, il bupropione dovrebbe essere fra le scelte prioritarie, poiché in Inghilterra i fumatori abituali sono 13 milioni, ed uno su due morirà prematuramente di malattie legate al tabacco. Anche un trattamento che riduca del 20% l’abuso di sigarette può quindi portare alla salvezza di oltre 100.000 vite.
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