sabato, 28 novembre 2020
Medinews
9 Novembre 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. GIULIETTO ZENNARO

A seguito di questi studi è stato chiarita in modo netto la differenza tra angina instabile e infarto del miocardio: quando la trombosi unita alla vasocostrizione è transitoria o non completamente occlusiva, il paziente sviluppa angina instabile, quando invece è prolungata si sviluppa infarto del miocardio (P. Theroux e Coll. Circulation 2000).
La diminuzione dell’incidenza dell’infarto miocardico può essere spiegata con l’educazione della popolazione e con la conseguente gestione corretta dei fattori di rischio. E’ ormai diffusa la nozione che la riduzione di questi fattori determina riduzione di incidenza dell’evento infartuate, anche in soggetti con aterosclerosi coronarica. In particolare la riduzione della pressione arteriosa di 6 mmHg ha determinato una riduzione del 14% nell’incidenza di infarto del miocardio (Collius, 1990 – Lancet).
Altro fattore importante è la consapevolezza diffusa della nocività del fumo di sigarette. Hennekens nel 1998 ha pubblicato su Circulation una ricerca che dimostra come in seguito all’abolizione del fumo si ha una riduzione del 20% dell’incidenza di infarti.
Infine sono forti anche le evidenze scientifiche che dimostrano come la riduzione del colesterolo con farmaci ipocolesterolemizzanti come le statine, in persone che non hanno mai presentato malattie di cuore, riduce prospetticamente l’incidenza di infarto del miocardio (31%) e la mortalità globale (22% – Studio WOSCOPS). In modo analogo Downs (JAMA – 1998) ha dimostrato una riduzione del 37% dell’incidenza infartuale in uno studio effettuato sul personale appartenente all’Air Force del Texas (Usa).
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