venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
9 Novembre 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. PIERLUIGI CASTELLINI

Il tempo è il fattore fondamentale: ogni attimo di ritardo nel mettere in atto la manovra di defibrillazione riduce del 10% le possibilità di sopravvivenza.
Se al cervello non giunge ossigeno per 10 minuti la morte è certa o quantomeno è sicuro che le cellule cerebrali si danneggiano in maniera irreversibile con esiti catastrofici e costi enormi per la persona, la famiglia e la società.
L’avvento dei defibrillatori semiautomatici – DAE- che garantiscono elevate specificità e sensibilità ed esonerano il personale dal riconoscimento del ritmo, rende possibile la defibrillazione precoce anche da parte di un comune cittadino con un adeguato addestramento all’impiego del DAE; la manovra, applicata tempestivamente, può salvare la vita ed evitare la certa evoluzione clinica del paziente verso la morte cerebrale.
Di recente in Italia si è raggiunto un traguardo importante, che ha costituito una rivoluzione copernicana nell’ambito del soccorso per eventi di arresto cardiorespiratorio.
Vale a dire che all’avanzamento tecnologico si è associato l’adeguamento della normativa: la legge 3 aprile 2001, n.120, fortemente sostenuta dall’Associazione “Gli Amici del Cuore”, consente anche a comuni cittadini addestrati di porre in atto la manovra di defibrillazione nel caso siano i “primi testimoni” di un arresto cardiocircolatorio che può evolvere in morte cardiaca improvvisa.
Ciò ha permesso la nascita in diverse città italiane (Piacenza, Bolzano, Mestre, Bologna, Livorno, Modena, etc.) di progetti di defibrillazione precoce per la Comunità, nell’ambito del Sistema 118, con l’obiettivo di ridurre ulteriormente i tempi di intervento, mediante l’allargamento ai “laici”, vale a dire ai non sanitari, dell’esecuzione delle pratiche rianimatorie di base e di defibrillazione precoce.
A questa ‘rivoluzione copernicana del soccorso’ dovrà progressivamente partecipare ogni settore della vita sociale, dai volontari soccorritori agli operatori delle forze dell’Ordine (Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Municipale, Polizia stradale….), dal personale dei grandi centri commerciali agli addetti agli stadi, le palestre, le piscine, insomma chi può essere presente in luoghi in cui si possa verificare un considerevole assembramento o transito di persone.
In una prospettiva che auspichiamo a breve-medio termine, la disponibilità dei DAE dovrebbe essere analoga a quella degli estintori, con distribuzione capillare negli ambienti di vita e di conseguenza dovrebbe essere altrettanto diffusa la capacità di intervenire anche da parte dei cittadini.
Medesima importanza riveste la diffusione della rianimazione cardiopolmonare di base; riteniamo che l’educazione sanitaria e l’addestramento a queste manovre dovrebbero iniziare già a livello scolastico.
Il C.O.NA.CUORE (Coordinamento Nazionale Associazione Cuore) potrà svolgere, analogamente a quanto avviene a Modena per il progetto “Cuore vivo”, un ruolo importante sul territorio nazionale per sensibilizzare l’intera comunità su questi aspetti.
TORNA INDIETRO