martedì, 16 agosto 2022
Medinews
20 Novembre 2001

AMERICAN COLLEGE OF RHEUMATOLOGY 2001:LA GLUCOSAMINA SOLFATO DEVE ESSERE CONSIDERATA PRECOCEMENTE TRA LE OPZIONI TERAPEUTICHE DELL’OSTEOARTROSI

Nel secondo simposio, organizzato dalla Case Western Reserve University di Cleveland (Ohio), si è discusso di “Medicina basata sull’evidenza nella gestione terapeutica dell’osteoartrosi”. Il simposio era particolarmente importante in quanto due dei relatori, il Prof. Roland Moskowitz di Cleveland e il Prof. Roy Altman dell’Università di Miami, sono fra i quattro componenti il comitato dell’ACR che ha aggiornato nel 2000 le raccomandazioni terapeutiche per l’osteoartrosi. Il Prof. Moskowitz ha aperto il simposio sottolineando infatti come sia essenziale che tali raccomandazioni vengano costantemente aggiornate sulla base delle evidenze disponibili dai nuovi studi.
Il Prof. Tanveer Towheed della Queen’s University di Kingston, Canada, ha passato in rassegna tutte le revisioni sistematiche e le meta-analisi disponibili sui trattamenti farmacologici meglio documentati nell’osteoartrosi, quindi fondamentalmente gli analgesici puri quali il paracetamolo, gli antinfiammatori non steroidei (inclusi i recenti antagonisti selettivi dell’enzima COX-2) e la glucosamina solfato. Soffermandosi su quest’ultima e in particolare sulla Cochrane Review recentemente pubblicata, il Prof. Towheed ha rimarcato l’elevata qualità degli studi clinici che ne documentano la tollerabilità e l’efficacia, simile se non migliore di quella ad esempio degli studi sugli antinfiammatori non steroidei.
A tale proposito, il Prof. Jean-Yves Reginster dell’Università di Liegi, Belgio, ha esaminato in dettaglio gli studi clinici più rilevanti sull’efficacia della glucosamina solfato nel controllo dei sintomi dell’artrosi (dolore e limitazione funzionale). Ma il Prof. Reginster si è soffermato soprattutto sui due recenti studi a lungo termine (3 anni) condotti con glucosamina solfato per verificarne l’efficacia nel rallentare la progressione della malattia. Oltre allo studio condotto dal suo stesso gruppo e pubblicato su Lancet all’inizio di quest’anno, il Prof. Reginster ha anticipato alcuni dei risultati principali dello studio condotto a Praga dal Prof. Karel Pavelka, e che ne conferma e estende i risultati: non solo la glucosamina solfato migliora i sintomi dell’osteoartrosi anche nel lungo termine e con la già dimostrata elevata tollerabilità, ma è anche in grado di rallentare la progressione del danno a livello delle strutture articolari interessate e quindi di prevenire la progressione della malattia artrosica.
Il Prof. Altman ha infine rivisitato tutte le terapie che già sono state incluse nelle recenti raccomandazioni dell’ACR, e quelle che obbligatoriamente vi dovranno entrare nelle prossime revisioni. Tra le prime, qualche cautela in più è stata suggerita nell’utilizzo degli antinfiammatori non steroidei selettivi per la COX-2, pur riconoscendone la discreta tollerabilità e limitandone comunque l’uso al controllo della sintomatologia. Tra le nuove terapie emerse alla ribalta, il Prof. Altman ha sottolineato come la glucosamina solfato, efficace sia sui sintomi sia sulla progressione della malattia, debba essere considerata precocemente dal medico e dal paziente tra le opzioni terapeutiche per la gestione dell’osteoartrosi.
Il Prof. Moskowitz ha chiuso il simposio confermando che le raccomandazioni dell’ACR andranno quanto prima rivisitate per includere quanto già oggi gli esperti hanno confermato.
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