sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
20 Novembre 2001

7,6 MILIARDI DI EURO: L’ARTROSI IN ITALIA COSTA QUASI COME UNA FINANZIARIA

Il dato emerge da uno studio italiano presentato all’American College of Rheumatology

L’artrosi – spiega la prof.ssa Bianca Canesi, primario della Divisione di Reumatologia dell’Ospedale Niguarda di Milano – è una delle malattie più frequenti nella popolazione e, probabilmente, la più comune delle malattie croniche. Causata dalla perdita del fisiologico equilibrio tra fenomeni di distruzione e di riparazione della cartilagine articolare, questa malattia, col passare del tempo, finisce per colpire tutta l’articolazione portando a quello che viene definito ‘scompenso articolare’. Tra le forme più diffuse ed invalidanti c’è proprio l’artrosi del ginocchio, detta anche gonartrosi”.
“Lo studio che abbiamo condotto – spiega il dr. Gianni Leardini, dirigente dell’Unità Operativa di Reumatologia di Venezia e Responsabile del Centro per la Diagnostica e Terapia Ambulatoriale di Mestre/Venezia – ha dato risultati allarmanti sia nell’analisi dei costi diretti e indiretti sia in quelli che noi definiamo ‘costi intangibili’. I primi corrispondono ai costi sostenuti dal Servizio Sanitario e dal paziente ed ammontano a 934 € per paziente all’anno. Di questi 492 sono a carico diretto del malato per le terapie, per i trasporti, per gli acquisti di ausili (come bastoni o attrezzi da bagno) e per il pagamento di personale di aiuto”. Ma i più pesanti per il paziente sono i costi indiretti (1236 €) cioè i mancati guadagni per la perdita della capacità lavorativa e per le assenze dal lavoro. I costi intangibili riguardano, invece, la qualità della vita, correlata in modo significativo nello studio all’evoluzione della malattia e all’aumento dei costi. “Proprio dall’analisi di questa terza classe – aggiunge il dr. Leardini – emerge che bloccando la malattia in prima fase, non solo si procurerebbe un risparmio notevole alla società e alle famiglie (in base allo stadio di evoluzione della malattia, infatti, i costi aumentano in maniera esponenziale), ma si permetterebbe un importante miglioramento della qualità della vita. Va inoltre ricordato che i pazienti ricoverati costano 7 volte rispetto a quelli non ospedalizzati”.
“Lo studio – continua il dr. Simone Gerzeli del Cergas – è stato condotto raccogliendo informazioni sul singolo paziente facendo riferimento, per la rilevazione del consumo di risorse, ai 12 mesi precedenti l’inizio dello studio (anno 2000). Come strumento è stato utilizzato un questionario sottoposto, da un medico del centro di reumatologia, ai pazienti o eventualmente alla persona che se ne prende cura. Il questionario ha rilevato i dati socio-demografici e clinici dei malati, i costi diretti, i costi indiretti e il deterioramento della qualità di vita del paziente. Nello studio sono stati arruolati 254 pazienti con gonartrosi sintomatica confermata da radiografia; ciascuno dei 29 centri di rematologia ha coinvolto nello studio due medici di medicina generale (MMG) con un ruolo di filtro nell’arruolamento dei pazienti”.
Resta dunque la necessità di ridurre i sempre più insostenibili costi sociali di questa diffusa malattia. “Innanzitutto – spiega ancora Leardini – è necessario cambiare la gestione del malato. Il ‘tutor’ della malattia artrosica deve diventare il medico di medicina generale. Inoltre il paziente non dovrebbe mai essere ospedalizzato, se non in casi molto gravi o per operazioni chirurgiche, e, soprattutto, è necessaria una campagna di prevenzione per bloccare precocemente la malattia. Bisogna informare il paziente che esiste questa possibilità: ancora molti credono che la malattia artrosica sia senza sbocchi, senza ritorno e cronicamente evolutiva quando, invece, è possibile modificarne il decorso. Ai pazienti a maggior rischio vanno applicate le prescrizioni terapeutiche per le quali è dimostrata la possibilità di bloccare l’evoluzione della malattia, come la glucosamina solfato, scoperta tutta italiana”.
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