giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
5 Marzo 2001

RICERCA E PRATICA CLINICA

1. Il lavoro accurato, metodologicamente ben condotto dagli oncologi medici nel campo della ricerca clinica, ha portato ad avere una migliore conoscenza della storia naturale del cancro del colon-retto e dei fattori prognostici e biologici.
2. L’introduzione di nuovi farmaci, tra i quali l’Oxaliplatino, hanno permesso di ottenere risultati ottimali in termini di risposte (RR), tempo alla progressione (TTP), sopravvivenza e qualità di vita (QdV)
Al momento sappiamo che la chemioterapia (CT) raddoppia la sopravvivenza dei pazienti rispetto al non trattamento (Best supportive care: BSC). La sopravvivenza mediana con la BSC è di 5-7 mesi, mentre con il trattamento CT è di 12-17 mesi. Negli studi tra BSC e CT, là dove è stata valutata la QdV, è stato dimostrato, a dispetto di una sensazione diffusa di peggioramento della QdV durante la CT, che invece questa migliora quando misurata dal paziente stesso.
E’ stata determinata la maggiore efficacia della CT quando intrapresa subito alla progressione, rispetto a dilazionare l’inizio della CT a quando il paziente è sintomatico. I risultati che si possono attualmente ottenere nei pazienti metastatici sono dell’ordine di 30-40% di risposte obiettive (che maggiormente sono rappresentate dalle risposte parziali), con una sopravvivenza mediana che è di 12-16 mesi.
Anche altri parametri, indicativi di efficacia dei trattamenti, hanno avuto un notevole e positivo incremento (tempo alla progressione, durata della risposta, ecc.) dall’introduzione dei nuovi farmaci antitumorali. A questo si è aggiunta una conoscenza approfondita dei fattori prognostici clinici (performance status, estensione della malattia, markers elevati, ecc.) e biologici (Timidilato Sintetasi, oncogeni, P-53 ecc.), che permettono una migliore selezione dei pazienti e dei farmaci da utilizzare.
I nuovi farmaci inoltre hanno permesso agli oncologi di trattare i pazienti con due o tre linee di chemioterapia, dimostrando che dopo il fallimento di un primo trattamento si possono ancora ottenere buoni risultati con un vantaggio soprattutto in termini di sopravvivenza. Come in altre neoplasie, si è potuto introdurre e valutare l’associazione di più farmaci in combinazione, per superare la resistenza delle cellule alla chemioterapia. Infine alcuni pazienti con metastasi epatiche, e questo è stato dimostrato in particolare con l’Oxaliplatino, hanno potuto esser sottoposti ad un trattamento chirurgico delle meta epatiche che altrimenti non sarebbe stato possibile, dopo un trattamento chemioterapico neoadiuvante.
Questi risultati hanno comportato in alcuni casi, molto selezionati, il raggiungimento di una sopravvivenza dell’ordine di 36-48 mesi. I risultati ottenuti nel trattamento palliativo dei pazienti metastatici hanno portato alla valutazione e alla verifica del trattamento chemioterapico nei pazienti potenzialmente guariti dopo la chirurgia radicale. Ed è qui che tutto lo sforzo compiuto nella malattia avanzata si è tradotto in un significativo miglioramento del potere di guarigione dei pazienti affetti dal carcinoma del colon-retto in fase “early”. Questo è stato maggiormente evidente nei pazienti con carcinoma del colon con linfonodi positivi.
Se i risultati ottenuti dalla ricerca oncologica medica saranno rapidamente traslati in una corretta e diffusa pratica clinica per tutti i pazienti del nostro Paese, si potrà assistere nei prossimi anni ad un netto miglioramento della prognosi dei pazienti con ca del colon-retto avanzato e ad una maggior guarigione dei pazienti con malattia in fase early.
I programmi di screening, la migliore conoscenza di aspetti genetici, l’introduzione di ulteriori nuovi farmaci antitumorali, più selettivi e mirati (inibitori dell’angiogenesi, vaccini, monoclonali, ecc.), la stretta collaborazione tra specialisti (oncologi medici, chirurghi, radioterapisti, epidemiologi, genetisti, ecc.) permetteranno di raggiungere risultati ottimali nel cancro del colon-retto entro breve tempo. Considerando che alla fine degli anni ’80 molti medici ritenevano il cancro del colon-retto una neoplasia resistente alla chemioterapia e molti pazienti ricevevano solo una terapia per il dolore e nutrizionale per combattere la cachessia, dobbiamo rilevare che molto è stato fatto, anche se molto deve ancora esser fatto.
TORNA INDIETRO