martedì, 1 dicembre 2020
Medinews
21 Febbraio 2001

COME SI TRASMETTE

Con la diffusione dello screening dei donatori di sangue per l’anti-HCV, il virus dell’epatite C post-trasfusionale è stato drasticamente ridotto.Attualmente può essere stimato in 1 caso ogni 100.000 unità di sangue trasfuso. Poco diffusa è invece la trasmissione sessuale e la diffusione madre-figlio, così come raramente l’epatite C può anche essere trasmessa utilizzando spazzolini da denti o lime da unghie contaminate con sangue infetto.

Tossicodipendenza: il virus HCV è molto diffuso tra chi fa uso di sostanze stupefacenti ed è frequente anche la coinfezione con l’HIV. A tutt’oggi è considerato il fattore di rischio prevalente per la trasmissione dell’HCV, sia in Europa che negli Stati Uniti.
Esposizione professionale: diversi studi hanno mostrato che gli operatori sanitari hanno un rischio che va dall’1 al 10% di contrarre l’infezione. Negli Stati Uniti la prevalenza dell’infezione negli operatori sanitari è dell’1%, e quindi non superiore a quella della popolazione generale.
Trasmissione parenterale inapparente: questa modalità di trasmissione assume una notevole importanza e giustifica la diffusione dell’infezione anche in persone che non hanno avuto nessun tipo di esposizione nota al virus.
Trasmissione verticale: la percentuale di neonati nati da madri HCV positive che hanno contratto l’infezione è di circa il 5-6%. Questa percentuale aumenta notevolmente nel caso la madre abbia anche l’HIV (14-17%). Contrariamente a quanto osservato per la trasmissione dell’HIV, nel caso dell’HCV l’esecuzione del parto con taglio cesareo non si è dimostrata utile nel ridurre il rischio di infezione neonatale, così come non è stata dimostrata la trasmissione dell’infezione mediante l’allattamento, che pertanto non è controindicato.

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