sabato, 28 novembre 2020
Medinews
21 Febbraio 2001

LA TERAPIA CON INTERFERONE

Se da un lato vi sono crescenti evidenze che i pazienti con una risposta sostenuta a lungo termine hanno un rischio di progressione della malattia epatica ridotto, dall’altro gli effetti del trattamento nei pazienti con risposta parziale o transitoria sono molto più illusori.
1. La terapia sembra essere più efficace se somministrata nelle fasi precoci del decorso della malattia e a pazienti con forme più lieve di epatite cronica, mentre i risultati nei casi avanzati e severi sono inconsistenti
2. la terapia è costosa e causa numerosi effetti collaterali che spesso peggiorano la qualità della vita del paziente e che in alcuni casi possono essere addirittura mortali
3. la storia naturale dell’epatite cronica non trattata non è ancora ben definita nei diversi ambiti eziologici e spesso non si può predire nel singolo paziente. Sulla base delle informazioni piuttosto limitate che possono essere desunte dagli studi pubblicati è ragionevole supporre che soltanto un sottogruppo di pazienti ha una sicura progressione verso complicazioni epatiche severe che significativamente influenzeranno la loro sopravvivenza. Sulla base di questi concetti risulterebbe razionale iniziare il trattamento con interferone solo in quei pazienti che hanno un significativo rischio di progressione di malattia e/o una significativa probabilità di raggiungere una risposta benefica. Ma, come detto, entrambi questi eventi sono in larga parte impredicibili nel singolo paziente. Per queste ragioni l’indice terapeutico degli interferoni resta piuttosto basso in tutte le forme eziologiche di epatite cronica virale. Non di meno un sottogruppo di pazienti trae sicuramente beneficio dal trattamento. Negli ultimi 3 anni sono state ottenute nuove informazioni sul ruolo dell’interferone nell’epatite cronica virale, mediante diversi approcci:
A. Sono state condotte alcune metanalisi degli studi pubblicati per definire meglio l’efficacia della terapia interferonica a breve e medio termine e per definire il regime migliore per le diverse forme eziologiche di epatiti virali croniche
B. Sono stati condotti nuovi trial clinici per stabilire se e come può essere migliorata l’efficacia della terapia, così come per definire l’efficacia in particolari categorie di pazienti
C. Sono stati ricercati predittori della risposta alla terapia nel tentativo di definire sottogruppi di pazienti con diverse probabilità di risposta e un approccio più razionale nella selezione dei pazienti.
D. Sono stati forniti dati preliminari sui risultati a lungo termine dopo interferon nei pazienti trattati nei primi trial clinici, nel tentativo di stabilire il reale impatto del trattamento su obiettivi clinici solidi quali la progressione naturale a cirrosi, lo scompenso della malattia, la morte, rispetto al decorso naturale atteso nei casi non trattati.
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