venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
21 Febbraio 2001

08 SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. MARIO RIZZETTO

L’introduzione recentissima dell’Interferone alfa-pegilato (PEG-IFN), permette non solo un miglioramento delle prestazioni terapeutiche ma sostanziali vantaggi pratici per il paziente. Mentre l’effetto dell’Interferone tradizionale si esaurisce nel giro di poche ore, tant’è che deve essere ripetuto dopo 48 ore, la formulazione pegilato consente un rilascio lento della citochina, che mantiene dosi farmacologiche valide per circa una settimana; la copertura antivirale è dunque costante e non alternativa, a yo-yo, come nella terapia con IFN convenzionale. A questa diversa cinetica corrispondono risultati con il solo PEG-IFN simili a quelli ottenibili con la combinazione di IFN tradizionale + Ribavirina. Differenziata per genotipo virale, che rappresenta la variabile più importante nel determinare la risposta sostenuta alla terapia, la risposta arriva fino a circa il 30-35% dei pazienti con genotipo 1 e fino al 70% dei pazienti con genotipo 2 e 3.
La somministrazione settimanale invece che trisettimanale, come nel caso dell’IFN tradizionale, è certamente più conveniente per il paziente e possibilmente meno vessata dagli effetti collaterali recidivanti, quali la febbre, la mialgia e la sindrome influenzale legata alla somministrazione ripetitiva. Non è difficile prevedere che l’aggiunta della Ribavirina al PEG-INF produrrà ulteriori miglioramenti nella risposta permanente e quindi nella potenzialità di cura dell’epatite C. Uno studio condotto su oltre un migliaio di pazienti indica che la combinazione PEG-IFN ha ragione di oltre il 40% delle epatiti croniche C di genotipo 1 e dell’80% delle forme sostenuta dal genotipo 2 e 3. Un’ulteriore strada è stata dunque tracciata.
Da una terapia pesante e di relativamente scarso rendimento come quella con il solo IFN – l’unica comunque disponibile per prevenire la cirrosi da epatite C e l’importante morbilità e mortalità legata a questa condizione (che rappresenta la causa maggiore di trapianto epatico nel mondo occidentale) – la ricerca clinica ha permesso di ottenere con la combinazione PEG-IFN e Ribavirina una terapia relativamente agevole, efficace in termini di cura almeno nel 40/50% dei casi, e presumibilmente mento problematici per il paziente.
Non solo, ma la formulazione pegilata probabilmente amplierà gli obiettivi terapeutici, consentendo la somministrazione “infinita” del farmaco a categorie quali i cirrotici, a rischio con l’IFN tradizionale e quindi esclusi finora dalla terapia.
TORNA INDIETRO