martedì, 24 novembre 2020
Medinews
20 Aprile 2001

04 SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. WALTER GUALANDRI

Primo punto: un detergente intimo rispetta l’ecosistema vaginale quando presenta un pH il più possibile simile a quello fisiologico.La sigla pH indica la concentrazione dello ione idrogeno ( H ) in una sostanza o in un tessuto corporeo: in termini numerici, il pH che va da 0 a 6 è acido, 7 è neutro, mentre valori da 8 a 14 indicano un pH alcalino. A seconda delle fasi di vita della donna, il canale vaginale ha un diverso pH.
In età in età fertile il pH vaginale è acido, cioè compreso tra 4,5 e 5. Questo è dovuto al fatto che, nella donna in età fertile gli ormoni estrogeni stimolano la produzione di glicogeno, uno zucchero che viene trasformato dalla flora batterica vaginale (i lattobacilli di Doederlein) in acido lattico, sostanza che mantiene stabile il pH acido nel canale vaginale.
L’acidità è importantissima per il mantenimento dello stato di benessere dell’ecosistema vaginale: in queste condizioni infatti i germi patogeni (possibili responsabili di infezioni vaginali) non riescono a vivere e a moltiplicarsi con una conseguente minore probabilità di sviluppare infezioni vaginali.
Ecco spiegato perché a volte può bastare un prodotto sbagliato, cioè neutro, per alzare l’acidità delle mucose genitali e quindi, di conseguenza, per indebolire i lattobacilli e spianare la strada a germi patogeni.
Nella bambina in età prepubere e nella donna in menopausa, vengono a mancare gli ormoni estrogeni: non vi è quindi produzione di glicogeno, i lattobacilli non sono presenti e quindi non si ha produzione di acido lattico: il pH vaginale è circa neutro. Si abbassano notevolmente le difese naturali e quindi si ha un maggior rischio di infezioni.
In questo caso, un prodotto acido provoca bruciore e irritazione, e bisogna quindi usare un prodotto a pH neutro. E’ quindi sbagliato usare per la bambina lo stesso prodotto per l’igiene intima utilizzato dalla mamma.
Secondo punto: la presenza di tensioattivi troppo aggressivi. La funzione di questi composti nei detergenti intimi è catturare i residui da eliminare, che successivamente vengono trascinati via dall’acqua. Se però troppo aggressivi (e l’aggressività è tanto maggiore quanto più schiuma producono) i tensioattivi possono indebolire i lattobacilli, che non riescono a mantenere stabile il pH acido. Inoltre determinano una sorta di esfoliazione delle cellule superficiali delle mucose genitali che si può tradurre in una perdita di resistenza della superficie che spiana la strada all’impianto di germi patogeni.
Per finire: la profumazione del prodotto. E’ bene specificare che spesso questa caratteristica è determinata alla presenza di sostanze chimiche fortemente allergizzanti, che, messe a contatto giorno dopo giorno con la mucosa genitale, possono dare origine a reazioni indesiderate, quali prurito e bruciore.
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