sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
25 Maggio 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. PIERCARLO SARZI PUTTINI

Il criterio di valutazione del paziente reumatico è senza dubbio la qualità di vita: non si esegue più un esame individuale sulla singola articolazione, ma si considerano soprattutto le limitazioni del danno artrosico sul paziente. Si tratta quindi di trovare una strategia terapeutica che controlli i sintomi da un lato, ma che dall’altro recuperi il paziente ad una normale attività quotidiana.

La difficoltà nella regolarità della terapia di solito nasce dalla fretta nell’esecuzione della visita, non solo nella parte in cui si esamina il paziente ma soprattutto nella spiegazione della diagnosi e nelle proposte terapeutiche. In un una patologia come l’artrosi, dove le articolazioni colpite possono essere tante, è fondamentale chiarire il quadro clinico, ma anche gli aspetti necessari di correzione delle abitudini di vita, del trattamento farmacologico, riabilitativo e chirurgico. Questo è il primo, fondamentale, passo perché vi sia una adesione totale del paziente alla terapia. Spesso, invece, incontro pazienti già visitati da altri colleghi, completamente disorientati e che dimostrano chiaramente di non aver capito da cosa sono affetti e soprattutto cosa possono fare per migliorare la loro situazione.
Un altro deterrente all’adesione del paziente alla terapia sono senza dubbio le difficoltà economiche. Di fronte a situazioni particolarmente difficili si decide insieme al paziente e si cerca di affrontarle in modo positivo, anche se i margini di scelta per una cura corretta non sono molti. L’artrosi è una patologia già difficile per chi ne soffre. Ma, ad esclusione di alcuni farmaci antidolorifici, tutte le cure restanti, anche quelle di nuova scoperta, sono a completo carico del paziente. A questo è poi necessario aggiungere spese che il paziente è costretto a sostenere, soprattutto se non ha il sostegno della famiglia: una persona che si prende cura del paziente, che collabora in casa, che accompagna il malato per problemi di deambulazione, che svolge i lavori quotidiani.

Abbiamo nell’artrosi anche una difficoltà terapeutica intrinseca. Mentre è molto semplice la cura del dolore (è sufficiente la prescrizione di un antidolorifico), più difficile è l’impostazione di un trattamento, come stiamo cercando di fare con i nuovi farmaci e alla luce dei nuovi studi, per il rallentamento del danno cartilagineo. Prima di tutto perché non abbiamo la possibilità di individuare fattori prognostici con una precisione tale da stabilire con certezza quale tipo di evoluzione avrà la patologia. Glucosamina solfato ha dimostrato chiaramente che in un lasso di tempo di tre mesi, attraverso una assunzione quotidiana, consente un rallentamento del danno cartilagineo al ginocchio. Ma non in tutti i pazienti potrebbe essere utile. E fare una proposta terapeutica di questo tipo, e a questi costi, senza essere certi dell’evoluzione positiva o meno della patologia, o senza essere certi che il paziente trarrà un vantaggio rilevante da questo trattamento, non è semplice. L’ideale, dal punto di vista terapeutico, sarebbe comunque la prescrizione del trattamento a tutti i pazienti.
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