Medinews
25 Maggio 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. AUGUSTO ZANINELLI

Tranne che per i costi direttamente sostenuti dal paziente e dai suoi famigliari (visite o fisioterapia in forma privata, farmaci in fascia C), le spese sanitarie dell’artrosi sono spalmate all’interno del nostro Sistema Sanitario, in regime assistenziale. In questa visione, il ruolo del Medico di Medicina Generale appare essenziale, anche come garante del contenimento di un conto economico, che, di fatto, grava sulle spalle di tutti i cittadini contribuenti dello Stato.
Innanzi tutto, egli è la figura professionale meno onerosa per il Sistema Sanitario Nazionale, tanto che della spesa globale per la salute nel nostro Paese, la percentuale ascrivibile al Medico di Famiglia ed a tutte le sue prescrizioni farmacologiche in classe A o B, ammonta al 21%, contro il 60% per la parte ospedaliera e, poi, è in grado di operare un approccio globale alla salute dell’individuo, approccio che potrebbe anche prevedere interventi di tipo non farmacologico.
Ma cosa può fare il Medico Generale per gestire l’artrosi, prima causa di accesso in ambulatorio, con costi ragionevoli?
Per prima cosa, come sempre in medicina, occorre avere cultura. La formazione, l’informazione e l’aggiornamento scientifico, infatti, sono elementi indispensabili per affrontare in modo adeguato un problema clinico frequente, ma a volte insidioso, come l’artrosi. Evitare esami inutili, a volte prescritti più per soddisfazione del paziente che non per reale necessità diagnostica, percorrere una corretta diagnosi semiologica, proporre movimenti correttivi o posizioni antalgiche, intervenire su fattori peggiorativi come il soprappeso o l’obesità o posture errate, sono solo alcuni dei possibili approcci razionali e poco onerosi al problema.
L’altro aspetto, di particolare interesse nella gestione complessiva, è una adeguata integrazione con la medicina specialistica. Una definizione concordata di percorsi diagnostici condivisi fra Medico di Medicina Generale e Specialista è, senza dubbio, auspicabile, sia per confermare dignità e ruolo alla figura del medico delle cure primarie, che per non ritardare con accessi impropri, il lavoro di secondo livello che lo Specialista deve condurre sui pazienti di particolare impegno.
Dal punto di vista pratico, queste indicazioni di buon comportamento clinico potrebbero trovare una notevole facilitazione con le nuove tecnologie, che si stanno affacciando anche in un lavoro, tradizionalmente, basato sul rapporto esclusivo con il paziente come quello del Medico di Medicina Generale. Come recita, infatti, lo slogan del 6° Congresso Regionale Lombardo della SIMG, che si svolgerà a Milano il 26 e 27 maggio prossimi, denominatore comune per una buona sanità del futuro sarà la maggior comunicazione fra i vari protagonisti della scena: medici di famiglia, pazienti, ospedali, istituzioni.
Infatti, già sin d’ora, il medico generale ha a disposizione la grande, sicura e veloce rete telematica della medicina generale italiana, che consente l’accesso sia alle informazioni culturali, che ad un contatto diretto in videoconferenza, con gli specialisti del settore e, nell’ottica di una sempre maggiore informatizzazione, con i reparti ospedalieri, le ASL e gli stessi pazienti.
Non va dimenticato, infine, come l’80% delle visite mediche effettuate in ambulatorio si concluda con una prescrizione farmacologica. Pertanto, in caso di una patologia cronica e di difficile risoluzione come l’artrosi, occorre ricordare come sia importante razionalizzare anche l’uso dei farmaci. Oltre ai sintomatici, infatti, il medico, può, al giorno d’oggi, ricorrere anche a molecole che hanno dimostrato efficacia, sia dal punto di vista clinico, che da quello farmacoeconomico, anche se dovessero essere ammesse alla rimborsabilità come non è, per ora, per la glucosamina solfato.
Tuttavia, anche nella prescrizione della glucosamina solfato, il ruolo del Medico di Medicina Generale appare preponderante, soprattutto nello stimolare e nel sorvegliare l’aderenza del paziente alla terapia, che va protratta adeguatamente nel tempo e per seguirne l’evoluzione, sia i termini di efficacia che di tollerabilità.
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