domenica, 6 dicembre 2020
Medinews
25 Maggio 2001

ARTROSI: IL COSTO PER UN MALATO SFIORA I 15 MILIONI L’ANNO

Presentati a Milano i risultati del primo studio farmacoeconomico nazionale sulla malattia. L’importanza di prevenire l’aggravarsi dei sintomi per contenere la spesa

“L’obiettivo della ricerca – spiega il dr. Lorenzo Mantovani, direttore del centro di Farmacoeconomia – era di valutare per la prima volta l’impatto sociale dell’osteoartrosi in Italia, verificando l’esistenza di un’associazione tra costi sociali e gravità della malattia. A disposizione avevamo uno studio clinico che dimostrava come una sostanza, la glucosamina solfato, fosse in grado di ridurre la gravità dei sintomi dell’osteoartrosi. Un trattamento di questo tipo è infatti potenzialmente utile per risparmiare una quota consistente di denaro destinato sia alla cura che all’assistenza del paziente”.
Lo studio, condotto con la collaborazione di 11 centri clinici (2 a Milano, 3 a Bologna, 1 a Parma, 2 a Genova, 2 a Catania e 1 a Vercelli) ha considerato 277 pazienti, il 73% di sesso femminile, con età dai 39 ai 92 anni, valutati mediante un questionario con informazioni demografiche, cliniche ed economiche. La gravità della malattia è stata calcolata mediante l’Indice di Lequesne. L’esistenza dell’associazione tra gravità della malattia e costi sociali è stata verificata utilizzando modelli di regressione statistica. Il costo sociale medio dell’osteoartrosi, riferito ad un periodo di 6 mesi, è stato di 1993 Euro per paziente, circa 3.860.000 lire, 7.720.000 all’anno. La crescita dei costi è esponenziale: circa 300.000 lire per punto di Lequesne intorno ai 10-12 punti; circa 900.000 lire intorno ai 18-20. Si va quindi dai circa 4 milioni per un indice di Lequesne di 10 punti fino ai fino ai quasi 15 milioni per un indice si Lequesne di 20.

“I costi diretti (cure e farmaci) – aggiunge il dr. Mantovani – rappresentano 1/3 del totale, mentre i costi indiretti i restanti 2/3. La parte più rilevante di questi ultimi, circa il 40%, è formata dalla cosiddetta ‘Informal Care’: sono cioè i costi di un parente che si prende cura del paziente, che collabora in casa, che accompagna il malato per problemi di deambulazione. Un altro costo importante è quello dell’ ‘assistenza formale’, dovuto alla necessità di un infermiere privato o di una colf per i lavori quotidiani”.
“Questi pazienti, infatti – aggiunge il dr. Augusto Zaninelli della Simg (Società Italiana di medicina generale – non sono solo grandi consumatori di farmaci (antinfiammatori, antidolorifici, gastroprotettori), ma accedono, più frequentemente della media generale, nello studio del medico di famiglia, subiscono in misura maggiore, rispetto alla popolazione generale, radiazioni ionizzanti per indagini diagnostiche, sono spesso condivisi con più specialisti, anche in settori affini (non solo reumatologi, ma anche ortopedici, fisiatri, terapisti del dolore, agopuntori), in età lavorativa, sono costretti a periodi di assenza per malattia e, infine, presentano, in media almeno una volta nella loro vita, un ricovero ospedaliero”.
Questo dimostra come l’artrosi sia una malattia complessa e da gestire in modo multidisciplinare. “E’ molto importante sapere – spiega il dr. Piercarlo Sarzi Puttini, dell’unità operativa di reumatologia all’Azienda Ospedaliera Polo Universitario Luigi Sacco di Milano – che la cura di una malattia come l’artrosi deve essere correlata non solo a terapie farmacologiche, ma anche a strategie riabilitative, occupazionali e chirurgiche a seconda della gravità e della localizzazione del quadro clinico. L’approccio farmacologico fino ad ora era basato esclusivamente su farmaci sintomatici, antidolorifici. Oggi, invece, si è spostato verso trattamenti che determinano un effetto “protettivo” sulla cartilagine o addirittura di guarigione del danno cartilagineo artrosico”. Un recente lavoro pubblicato su “Lancet” ha dimostrato che la glucosamina solfato può rallentare in uno studio della durata di 3 anni l’evoluzione artrosica a livello delle ginocchia valutando l’evoluzione con parametri radiologici. “Ma attenzione – aggiunge il dr. Sarzi Puttini -. Esistono pochi lavori che valutano in maniera corretta le caratteristiche di cura di un farmaco utilizzato nell’artrosi. E il concetto di modificazione della struttura articolare rimane un punto di arrivo per molti farmaci; tra questi, la glucosamina solfato ha dimostrato anche con studi clinici controllati di possedere tali caratteristiche”.
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