Medinews
30 Gennaio 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. LUCIO ROVATI

L’indagine dimostra, per la prima volta al mondo, l’efficacia di una sostanza (glucosamina solfato) nella terapia a lungo termine dell’osteoartrosi, non solo nella risoluzione e nel trattamento dei sintomi ma anche nella progressione della malattia.
Oltre a valutare la sintomatologia classica costituita dal dolore e dalla limitazione funzionale, abbiamo valutato anche come la malattia progredisce dal punto di vista strutturale. A questo fine abbiamo utilizzato metodiche standardizzate, considerate dalle autorità sia sanitarie che scientifiche come probanti per valutare la malattia. Grazie alle radiografie al ginocchio dei pazienti – valutate in maniera totalmente indipendente ed in condizioni di assoluta cecità a Londra dalla prof.ssa Jane Dacre – abbiamo valutato lo spazio intraarticolare, cioè la distanza tra i due capi ossei abitualmente occupata dalla cartilagine: nei pazienti con artrosi questa distanza si va restringendo nel tempo, a causa della perdita progressiva della cartilagine e della degenerazione strutturale dell’articolazione.
La scelta di valutare l’articolazione del ginocchio non è stata casuale: innanzitutto è una tra le articolazioni più colpite dalla malattia (il 50% dei casi di artrosi è a carico del ginocchio, che insieme all’anca e alla mano copre il 95% dei casi totali). In secondo luogo, secondo le autorità sanitarie e i comitati scientifici, l’articolazione del ginocchio è la più facilmente investigabile sia da un punto di vista clinico che strumentale. Tutte le articolazioni inoltre, ad esclusione della mano ed, in parte, delle vertebre, hanno una struttura anatomica ed una biomeccanica simili al ginocchio. L’anca – l’altra grande articolazione interessata dall’artrosi – risponde allo stesso modo alla patologia e ai trattamenti farmacologici. Per questo riteniamo che i risultati si possano estendere a tutte le articolazioni con la stessa biomeccanica e la stessa struttura anatomica del ginocchio. La mano, invece, ha una biomeccanica molto diversa: innanzi tutto non è sottoposta al carico, e poi pare che l’artrosi alla mano abbia caratteristiche ereditarie. Per questo motivo riteniamo che, almeno per il momento i risultati dello studio non debbano essere riferiti alla mano. Per quanto riguarda le vertebre, è necessaria una precisazione: sono parte di un’articolazione molto difficile da studiare, e non credo sarà possibile compiere una ricerca di questo tipo ancora per una decina di anni. Tuttavia, da un’indagine molto ampia sulla sintomatologia dell’artrosi vertebrale, è risultato che glucosamina solfato funziona molto bene sia sull’artrosi cervicale sia sull’artrosi lombare. Per questo non dovrebbero esserci particolari differenze rispetto a quanto visto sul ginocchio.
Glucosamina solfato è un aminozucchero presente naturalmente nell’organismo umano e utilizzato per la biosintesi dell’acido ialuronico del liquido sinoviale e dei proteoglicani della sostanza fondamentale della cartilagine articolare. Normalmente la glucosamina viene sintetizzata dal glucosio. Nell’artrosi si verifica un difetto metabolico della biosintesi della glucosamina e dei proteoglicani. In questa situazione l’apporto esogeno di glucosamina solfato supplisce alle carenze endogene della sostanza.
Il meccanismo d’azione principale di questo farmaco non è ancora del tutto chiarito: al riguardo comunque esistono ipotesi molto attendibili. Glucosamina solfato, una volta somministrata, ha infatti una serie di attività farmacologiche ben precise: la difficoltà sta nel capire quale di queste è la principale responsabile degli effetti clinici. Delle due azioni principali, una – che noi riteniamo essere responsabile del veloce miglioramento dei sintomi – presenta meccanismi molto particolari sull’infiammazione agendo da scavanger dei radicali superossidi. In altre parole, la molecola inibisce la generazione dei radicali superossidi e limita la sintesi del nitrossido di azoto (due fattori infiammatori molto importanti): siamo insomma molto al di là dell’effetto dei normali antinfiammatori. Ma glucosamina solfato agisce anche sulla cartilagine: la molecola stimola il metabolismo cartilagineo in senso anabolico, favorisce cioè la costruzione di nuova cartilagine e inibisce la distruzione di quella vecchia. E poiché l’artrosi è un meccanismo degenerativo in cui prevale la distruzione sulla nuova formazione, questa azione dovrebbe essere responsabile dei risultati a lungo termine.
Grazie a questo lavoro, durato 3 anni, abbiamo notato che i pazienti trattati con placebo presentavano il normale restringimento dello spazio articolare previsto sulla base della storia naturale della malattia. I pazienti trattati con glucosamina solfato invece non avevano alcun restringimento dello spazio articolare, ed evidenziavano un arresto pressochè totale nell’evoluzione della malattia. Non solo: le persone trattate con la molecola presentavano una diminuzione dei sintomi dolorosi e delle limitazioni funzionali del 24,3%, contro un aumento del 9,8 legato al placebo. Per la prima volta dunque è stato dimostrato che un farmaco riesce a contenere l’evoluzione della malattia, sia dal punto di vista dei sintomi che dal punto di vista strutturale.
Un altro studio, molto simile a questo, tenutosi nella Repubblica Ceca diretto dal professor Karel Pavelka, ha confermato ed esteso i risultati del nostro.
TORNA INDIETRO