domenica, 3 maggio 2026
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30 Gennaio 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. AUGUSTO ZANINELLI

Se si osserva, inoltre, che 3 pazienti su 5 che frequentano quotidianamente l’ambulatorio di medicina generale hanno più di 65 anni e che l’artrosi colpisce maggiormente le persone anziane, si può affermare con discreta precisione che un medico generale con 1000 assistiti, visita per questa patologia da 10 a 15 persone tutti i giorni. Persone che presentano i classici segni del dolore e della riduzione della funzionalità delle articolazioni interessate e si rivolge al proprio medico per alleviare i sintomi e risolvere il problema. Ma che cosa può fare il medico? La farmacologia, anche grazie a recenti novità, consente in modo sufficientemente adeguato di controllare i sintomi, soprattutto il dolore, ma non di intervenire sul processo degenerativo delle componenti ossee, tendinee e cartilaginee delle articolazioni. Da qui, nasce il problema di come gestire i malati. Questi pazienti, infatti, a fronte di una media di 5 accessi annuali per assistito, frequentano l’ambulatorio da 18 a 30 volte l’anno, inducendo il medico ad aumentare la spesa sanitaria per il tipo e la quantità dei farmaci, i continui accertamenti, i ricoveri ospedalieri, le visite di consulenza, le sedute di terapia fisica, senza, peraltro, ottenere mai una decisa, completa e stabile guarigione.
L’atteggiamento del medico di fronte a tali pazienti è molteplice: a volte compassionevole, conflittuale, rinunciatario, a volte interventista, più frequentemente olistico, dovendo tener conto, dato che spesso si tratta di anziani, delle altre patologie concomitanti, della terapia assunta abitualmente e dei risvolti psicologici e sociali del problema. Certo è che, una volta accertata la diagnosi, impostata correttamente la terapia sintomatica, spiegata adeguatamene la ginnastica e lo stile di vita da seguire, l’artrosi c’è e rimane, e peggiora ineluttabilmente con il passare degli anni. Quest’ultima affermazione, però, inconfutabile sino a qualche giorno fa, potrebbe essere smentita dallo studio pubblicato recentemente su Lancet, secondo il quale una sostanza farmacologica, la glucosamina solfato, avrebbe dimostrato una significativa efficacia nella cura della gonartrosi. Se questi dati saranno confermati, un importante aiuto farmacologico andrà ad arricchire il bagaglio terapeutico in possesso del medico di famiglia per la cura di uno dei principali problemi della sua pratica clinica quotidiana, migliorando non solo la qualità di vita del paziente, ma anche quella dello stesso medico.
Le malattie reumatiche peggiorano drammaticamente la qualità della vita dei pazienti: il malato reumatico, accanto a quelle prettamente cliniche, presenta talvolta gravi problematiche psicologiche. La maggior parte delle persone non accetta la malattia, la vive come un handicap e se ne vergogna: finisce per rinchiudersi in se stessa, tende a isolarsi, ad avere sfiducia nel futuro, arrivando a soffrire di vere e proprie forme depressive. Per questo è davvero importante che si sia dimostrata scientificamente la possibilità di rallentare l’artrosi con la glucosamina, farmaco che tra l’altro non presenta significativi effetti collaterali. Ed è anche importante che si tratti di una scoperta tutta italiana, a dimostrazione di come anche nel nostro Paese si possano raggiungere straordinari livelli nella ricerca.
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