lunedì, 23 novembre 2020
Medinews
6 Aprile 2001

01 COMUNICATO STAMPA

I disturbi mentali costituiscono un importante problema di sanità pubblica: presentano un’elevata frequenza nella popolazione generale e in tutte le fasce d’età, sono associati a significativi livelli di invalidità psicosociale (difficoltà nella attività della vita quotidiana, nel lavoro, nei rapporti interpersonali e familiari), sono all’origine di rilevanti costi economici sia per la sanità pubblica che per le singole famiglie. “In questo ambito – spiega Filippo Bogetto, psichiatra dell’Università degli Studi di Torino – depressione ed ansia hanno una peso enorme. La prima rappresenta il 20% della prevalenza vita di una persona, cioè la probabilità che nel corso della sua esistenza vada incontro a questo disturbo psichiatrico. L’ansia il 15%”. Ad aggravare la situazione è che non solo ansia e depressione spesso si presentano abbinate, ma c’è la tendenza, purtroppo generalizzata, a sottovalutare o, peggio ancora, a nascondere il disagio psichico. Anche per questo l’OMS ha voluto dedicare questa giornata mondiale alla battaglia contro il pregiudizio. “Nonostante i progressi nell’acquisizione delle basi biologiche dei disturbi mentali (pur con tutte le interazioni psicosociali), i progressi delle terapie e delle forme assistenziali che hanno tolto il malato di mente dagli ospedali psichiatrici e l’hanno portato nella vita – prosegue Bogetto – resta infatti un forte stigma nei confronti della malattia di mente. Questo va a grave discapito del paziente, che spesso si vergogna di esporre il problema causando una sottostima della diagnosi, un ritardo nelle cure e compromettendo quindi il possibile reinserimento sociale, dei parenti (si assiste ancora oggi a situazioni tenute nascoste per anni) e dei medici che in presenza di esami negativi non riescono a diagnosticare il disturbo”.
Anche in questo caso – dicono gli esperti – diventa di fondamentale importanza, il ruolo del medico di famiglia, ancor più dello psichiatra. È infatti il medico che raccoglie per primo la “confidenza” del paziente, o scopre, sotto forma di lamentele somatiche (mal di testa, di stomaco, cattiva digestione, tachicardia, gambe pesanti, ecc..), la presenza di un disturbo d’ansia e/o depressivo e quindi possono intervenire per tempo.
“Le recenti acquisizioni clinico-farmacologiche – spiega il prof. Smeraldi – hanno permesso di distinguere varie tipologie di disturbi d’ansia. Ad esempio nel disturbo di panico – la forma più importante d’ansia – è stata definita “ansia anticipatoria”, quella cioè che assale la persona quando, dopo i primi attacchi, teme l’arrivo della crisi successiva. In questo caso la somministrazione di farmaci serotoninergici, cioè che agiscono selettivamente sulla serotonina bloccandone la ricaptazione (SSRIs), diminuendo la frequenza degli attacchi di panico sono in grado di attenuare o eliminare, indirettamente, l’ansia anticipatoria. Gli antidepressivi serotoninergici hanno inoltre il vantaggio di non creare la dipendenza fisica che danno le benzodiazepine e, rispetto ad altri farmaci antidepressivi di più vecchio uso (i triciclici), mostrano un profilo di tollerabilità favorevole associato ad una maggiore sicurezza qualora vengano assunti in sovradosaggio. La dipendenza che questi farmaci possono dare è essenzialmente di tipo psicologico, analogamente a tutti gli altri psicofarmaci”.
Un ulteriore motivo di preoccupazione è rappresentato dai giovani, una popolazione in cui è difficile valutare la reale prevalenza dei disturbi psichici. “Il grande problema delle fasce giovanili – sostiene il prof. Bogetto – è costituito dall’utilizzo di sostanze capaci di produrre tossicomania. Anche le cosiddette “droghe leggere” facilmente slatentizzano disturbi dell’umore o di personalità. Le sostanze di più pesante azione, dalla cocaina all’eroina fino alle nuove droghe arrivano a squilibrare l’assetto psicologico dell’individuo oltre che a poter slatentizzare disturbi psichici molto gravi. Alcuni disturbi possono essere apparentemente mascherati dall’uso di sostanze, da generici aspetti di modalità di vita bizzarri, o di stramberie, e quindi accettati come tali, mentre in realtà i periodi di apatia, euforia, comportamento disorganizzato sono già i sintomi di una patologia in atto”.
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