venerdì, 17 aprile 2026
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6 Aprile 2001

COME AFFRONTARE IL PANICO

È possibile, però, imparare ad affrontare un attacco di panico.

· Capire il panico

Gli attacchi di panico sono il risultato di una complessa interazione di reazioni fisiche, pensieri ed emozioni.
Le due situazioni che seguono possono essere utili per cominciare ad analizzare il problema.

· Immaginiamo un primo caso in cui c’è un soldato in una zona di guerra ad alta tensione. In seguito ad un’esplosione di fuoco nemico i suoi muscoli si irrigidiscono ed il suo cervello percepisce chiaramente il pericolo. Improvvisamente, la sua paura si intensifica. Un pensiero sale alla mente: “Cosa succederà se muoio qua, lontano dai miei cari?”. Adesso il suo cuore batte forte, il sudore compare sulle tempie e il soldato è particolarmente sensibile e attento a tutto ciò che avviene intorno a lui. Poi, ancora una volta, il rumore dell’artiglieria. Rapidamente la sua mente riflette su come lasciare quel luogo. Si metterà in salvo, si sentirà sollevato ma tremolante e debole ed il suo corpo tornerà lentamente ad una situazione di normalità dopo la paura.

· Adesso immaginatevi una seconda scena. Una persona mentre sta guidando la propria auto verso casa ha una sensazione di tensione emotiva. Improvvisamente il cuore comincia a palpitare e si sente strano e preso leggermente da vertigini. I pensieri arrivano velocemente nella sua mente: “Cosa succede se svengo o mi prende un infarto? Forse avrò bisogno di cure mediche e sono ancora lontano da casa”. Poi il traffico rallenta sensibilmente: la possibilità di ricevere aiuto sembra allontanarsi. Nota un aumento del ritmo di respirazione e non può fare a meno di pensare a nient’altro che al suo battito cardiaco. Paura ed apprensione gli prendono per alcuni minuti che sembrano senza fine e quasi insopportabili. Adesso pensa: “Potrei perdere il controllo di me stesso, uscire dalla macchina e cominciare a gridare”. Presto il panico passa ma lui si sente debole, spaventato da quello che gli è appena successo e preoccupato che gli stessi sintomi possano presentarsi ancora.

I due episodi presentano alcune somiglianze. In entrambi i casi, corpo e testa reagiscono nettamente quando la persona percepisce il pericolo. Sia il soldato che il guidatore hanno un’esperienza fisica ed emotiva conseguente al pensiero di paura o di perdita di coscienza.
Entrambi si concentrano intensamente sulla fonte del pericolo e su come poterne uscire. Passato il pericolo, entrambi si sentono indeboliti dalla dura prova. Le due scene mostrano il funzionamento del “sistema di allarme” di cui è dotato l’essere umano e che si attiva rapidamente in caso di pericolo. Il sistema di allarme ci permette di preparare azioni evasive, di mantenersi freddi e combattere con convinzione contro un nemico, tutto senza programmazione od analisi razionale.
La natura ci suggerisce di prestare attenzione al pericolo interrompendo le attività di routine fino a che “tutto è chiaro”.
Ci sono comunque importanti differenze tra il soldato e il guidatore. Il soldato conosce il pericolo che ha causato la sua reazione e sa quali azioni intraprendere di conseguenza. Oltre ciò egli è consapevole che la paura e le sgradevoli sensazioni del corpo sono naturali reazioni al pericolo di una battaglia e che le sue azioni e risposte per sfuggire alla situazione sono comprensibili da chiunque le osservi.
Il guidatore non comprende il motivo dei suoi sintomi. Esso non crede che la causa dei sintomi sia solo “ansia” e non sa quale comportamento prendere. Ciò che gli passa per la mente, cercare aiuto, è di per sé allarmante dal momento che potrebbe non essere possibile trovare un aiuto immediato e non sa se sta facendo cose che gli faranno passare quello che prova.
Non capire cosa succede fa stare molto male: se ci diamo una spiegazione il senso di malessere passa immediatamente.
Quello che sentiamo è sempre in relazione a qualche evento, per noi stessi importante, che porta a pensare certe cose che evocano tale stato emotivo; le proprie sensazioni sono sempre l’indicatore di qualcosa che sta succedendo nella vita e su cui si deve riflettere. Se si riesce a mettere a fuoco l’evento e il pensiero conseguente che ha evocato lo stato d’animo che stiamo provando, riusciremo a stare subito meglio.
I due casi sono certamente diversi. Il soldato e il guidatore differiscono nel modo in cui interpretano le loro sensazioni fisiche.
Le pulsazioni cardiache ed altre sensazioni sono per il soldato semplicemente segnali di attesa di un pericolo, non pericolose per se stesse.
Il guidatore interpreta le proprie sensazioni come estremamente pericolose. Dal momento che egli non è a conoscenza di nessun pericolo esterno, si convince di stare subendo un disastroso processo interiore, forse una catastrofe fisica e psicologica. Esso crede di avere un disperato bisogno di aiuto.

Vi sono differenze sostanziali nei due casi ed è chiaro che il guidatore non capisca la natura dei propri sintomi. Non capisce che ciò che prova è semplicemente ansia.
Non si rende conto che non c’è bisogno di alcuna azione per ridurre i sintomi, che il meccanismo regolatore del proprio corpo li ridurrà entro breve tempo. Inoltre, se il guidatore sapesse che gli attacchi di panico non sono così rari (da vari studi emerge che il 30% o più della popolazione ha avuto almeno un attacco di panico nella vita), potrebbe essere meno spaventato che i suoi sintomi possano apparire agli altri ed essere fonte di imbarazzo.
Allo stesso tempo, potrebbe cominciare ad osservare più attentamente le circostanze della propria vita e le proprie risposte emotive e scoprire che è lo stress accumulato in certe situazioni precise che può aver portato a queste reazioni così intense.
I sintomi del panico sono i sintomi simili ad una risposta di paura rispetto a situazioni di pericolo. I sintomi del panico provengono da una scarica di adrenalina che oltre a darci sintomi vissuti negativamente (palpitazioni, vertigini, soffocamento, etc.) ci stimola maggiore efficienza e concentrazione per affrontare il pericolo. Se una macchina ci attraversa un incrocio mentre stiamo guidando noi riusciamo ad evitarla e a salvarci per merito suo.
Molte persone vivono le sensazioni di panico associandole a benessere:
dicono di desiderare di voler provare un po’ di adrenalina (le persone che amano il pericolo, il piacere di fronte a film paurosi, etc.). Il nostro guidatore potrebbe imparare a rispondere con più calma e fiducia allo stress così come ai sintomi di ansia.
Oltretutto gli attacchi possono svilupparsi differentemente: una rabbia intensa nei confronti di un collega, ad esempio, potrebbe causare palpitazioni, nervosismo, ed altre forti sensazioni fino ad una perdita di controllo. Molte volte situazioni di rabbia o di emozione intensa anche positiva assomigliano a reazioni dì panico.
L’attacco può anche iniziare da una normale risposta fisica, dolore al torace per una corsa, una sensazione di pienezza addominale per aver mangiato troppo, una sensazione di gola che si chiude per un affaticamento, leggere deformazioni alla vista per un calo pressorio, sensazioni di debolezza in una stanza con aria afosa, etc.
In tutti questi casi, se vengono associati pensieri dì pericolo (qualcosa di terribile sta succedendo), ci si potrebbe ritrovare sudati e tremolanti come il soldato nel campo.
Il guidatore, come altri che soffrono di panico, può apprendere alcune
tecniche per mantenersi calmo durante un attacco di panico o impedire che un attacco divenga grave.
Ci sono molte tecniche di rilassamento che possono essere utili per diminuire i sintomi d’ansia. Ad esempio, deviare l’attenzione o criticare i timori rallenta il flusso di segnali di pericolo che corrono verso il cervello.
Rilassare il corpo può ridurre sensazioni di allarme.
Il guidatore, comunque, dovrà trascorrere un periodo di prova per selezionare le tecniche più adatte e periodi di pratica e addestramento per l’uso di tali tecniche.
Se questo pare irragionevole, bisogna ricordarsi che il soldato ha dovuto sostenere un periodo di addestramento per reagire efficientemente in situazioni di stress.
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