giovedì, 11 agosto 2022
Medinews
19 Aprile 2001

LA STORIA DELL’EPATITE B

La scoperta di Blumberg cadeva dunque su un terreno fertile ed era foriera degli spettacolari sviluppi del prossimo futuro; provvista della chiave d’accesso ai segreti dell’epatite virale, in rapida successione la comunità scientifica ha identificato il virus dell’epatite A, poi quello dell’epatite D ed infine quello dell’epatite C. S’approfondiva nel frattempo la caratterizzazione dell’HBV, con l’identificazione del virione nel 1970 da parte di Dane, e della particella del core da parte di Almeida e dell’HBeAg da parte di Magnius nel 1972.
Il successo è stato coronato all’inizio degli anni Ottanta dal clonaggio del genoma e dallo sviluppo d’un vaccino efficace e sicuro che è diventato patrimonio della moderna profilassi. Nei primi dieci anni di esperienza nel primo paese che ha introdotto la vaccinazione obbligatoria (Taiwan) il calo dell’HBsAg è stato vertiginoso; nei bambini, quelli più a rischio dell’infezione cronica, la prevalenza dell’infezione è scesa dal 10% al 3%. Sempre a Taiwan è stata dimostrata l’importanza del controllo della malattia. E’ infatti calato della metà, nell’arco del programma vaccinale, un particolare tipo di carcinoma epatocellulare causato dall’infezione da HBV. Quindi il vaccino ha anche rappresentato la prima forma di terapia reale di tumore.
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