martedì, 24 novembre 2020
Medinews
19 Aprile 2001

LAMIVUDINA ABBATTE LA VIREMIA E CONSENTE IL TRAPIANTO DI FEGATO

Per il suo potere inibitorio sull’HBV, la somministrazione preventiva di lamivudina (LAM) consente di portare la maggior parte dei portatori di HBV all’atto operatorio con viremie bassissime, tali da garantire il minimo rischio di reinfezione dell’innesto epatico. Nell’esperienza di Torino nessuno dei 31 riceventi HBV-DNA positivi ha riavuto la malattia dopo il trattamento pre e post trapianto con LAM (e profilassi post-trapianto con immunoglobuline anti-HBs), contro un’attesa di recrudescenza del 60% senza LAM.
Il farmaco è anche risultato efficace nella terapia dell’epatite B recidivata nel trapianto epatico. LAM è stata data a 52 di questi pazienti per 52 settimane, sempre alla dose di 100 mg. Alla fine della terapia, l’HBV-DNA è divenuto indosabile nel 60% dei pazienti, l’HbeAg è scomparso nel 31% e l’HbsAg si è negativizzato nel 6%. Le ALT si sono normalizzate nel 71% dei casi.
Al miglioramento bioumorale è corrisposto un significativo miglioramento istologico, soprattutto nella componente infiammatoria portale e nella necrosi periportale e lobulare. Il farmaco prospetta dunque una promessa di terapia anche in coloro i quali l’epatite B recidiva dopo il trapianto.
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