Medinews
19 Aprile 2001

01 EPATITE B, BAMBINI AD ALTO RISCHIO INFEZIONE L’OMS: “1 SU 4 DESTINATO A MORIRE DI CIRROSI O DI TUMORE”

I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono preoccupanti: dei molti milioni di bambini che contraggono il virus dell’epatite B (HBV), il 90% va incontro ad una cronicizzazione mentre il 25% è destinato a morire di cirrosi o di cancro al fegato in età adulta. “Nonostante i recenti programmi mondiali di vaccinazione – spiega infatti il prof. Etienne Sokal, dell’Università Cattolica di Louvain, Bruxelles – l’infezione cronica da epatite B nei bambini rimane un serio problema sanitario”. L’emergenza è maggiore in Asia e nelle regioni del Pacifico, dove milioni di adolescenti sono portatori del virus e altrettanti infanti stanno per essere infettati. Ma gli esperti invitano a non abbassare la guardia nemmeno nei paesi industrializzati. In Italia l’aderenza alla vaccinazione profilattica non è ancora del tutto soddisfacente, soprattutto nel Sud della penisola. Nonostante l’obbligo di vaccinazione, solo il 70% della popolazione meridionale si è vaccinata, contro il 90% dei residenti al nord. E il fenomeno, a detta degli infettivologi, sarebbe addirittura in aumento, “causa la disaffezione sempre maggiore alla vaccinazione dovuta al recente stato d’allarme verso questa procedura”.
Per i milioni di bambini a rischio c’è però una speranza in più: una ricerca internazionale multicentrica condotta proprio dal gruppo del prof. Sokal ha dimostrato che l’utilizzo della lamivudina, molecola già indicata nel trattamento dell’epatite B negli adulti, è in grado di dare ottimi risultati anche nei minori. Dopo un anno di trattamento con lamivudina, il 26% di tutti i bambini che ha ricevuto il farmaco non presenta più il virus nel sangue: un numero questo esattamente doppio rispetto a quello del gruppo di confronto, trattato con placebo. Il che significa che i piccoli pazienti positivi alla terapia hanno potuto sospendere il farmaco già dopo un anno di cure. Non solo. Si è visto che dal trattamento trae un significativo beneficio anche il 18% dei bambini che presenta la variante YMDD dell’HBV, più resistente al farmaco. Ma quel che è più sorprendente è che questi dati dimostrano come la lamivudina sia più attiva nei bambini rispetto agli adulti, nei quali l’efficacia del farmaco cresce in modo più graduale. Una ricerca pubblicata lo scorso anno su Antiviral Therapy aveva infatti confermato che per arrivare alla sospensione del farmaco in un adulto servono 4 anni di terapia.
“Il nuovo studio – spiega Sokal – fornisce una prova convincente del potenziale della lamivudina nell’attenuare e sopprimere il virus. Va poi sottolineato che la lamivudina è ottimamente tollerata nella sua formulazione orale, un requisito questo che in terapia pediatrica non va assolutamente sottovalutato”.
La ricerca ha coinvolto 286 bambini tra i 2 e i 17 anni affetti da epatite B cronica. I piccoli pazienti presentavano alti tassi ematici di HBV, di HBV DNA, indicatore del potenziale replicativo del virus e di aminoalanintransferasi (ALT), enzima epatico che viene prodotto dalle cellule danneggiate del fegato (un terzo in più dei livelli normali). Un terzo dei bambini (95) ha ricevuto il placebo e i rimanenti due terzi (191) sono stati trattati per un anno con lamivudina (fino a 100 mg al giorno). Oltre alla significativa risposta virologica ottenuta nel 26% di tutti i bambini trattati e nel 30% di quelli più gravi (contro il 13% e il 16% rispettivamente del gruppo placebo), sono state osservate una prolungata normalizzazione dell’ALT nel 55% dei pazienti (13% nel gruppo placebo) e l’azzeramento dell’HBV DNA nel 61%, contro il 16% dei bambini trattati con placebo.
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