giovedì, 18 agosto 2022
Medinews
19 Aprile 2001

EPATITE B E TRAPIANTI DI FEGATO

Tale rischio è stato diminuito solo in parte dall’uso continuativo, dopo il trapianto, di immunoglobuline contro l’HBV (HBIG).
Studi recenti hanno dimostrato che la Lamivudina, somministrata prima del trapianto, è capace di reprimere la produzione di HBV in modo tale da portare la maggior parte dei trapiantandi all’atto operatorio con una carica virale talmente bassa da non essere in grado di trasmettere l’HBV all’innesto epatico. La successiva somministrazione di Lamivudina con HBIG dopo il trapianto perfeziona la profilassi, inibendo l’espressione virale in quei trapianti in cui l’HBV è stato nondimeno trasmesso. La profilassi con Lamivudina ha dunque cambiato l’indicazione al trapianto epatico consentendo di eseguire l’intervento nei molti portatori di epatite cronica B che fino a qualche anno fa sarebbero stati esclusi per l’elevato rischio di recidiva.
Sorprendentemente, la Lamivudina ha anche migliorato le condizioni cliniche di molti pazienti con cirrosi, in vari casi sospendendo l’indicazione al trapianto. In casistiche di cirrotici in lista per il trapianto, quindi nei pazienti più gravi, identificati in classe C nella classificazione di Child-Pugh, si sono avuti miglioramenti definiti da una diminuzione di almeno due punti del Child-Pugh nel 30% circa dei casi. Più consistenti i risultati in popolazioni eterogenee di cirrotici che comprendevano epatopatie di varia gravità, con miglioramenti in oltre il 60% dei casi. La Lamivudina appare migliorare le condizioni cliniche dei cirrotici HBV positivi e può dunque trovare indicazione in questi pazienti indipendentemente dalla sua efficacia profilattica nel trapianto epatico. Da rilevare che il farmaco è molto ben tollerato e non ha dato effetti collaterali importanti neppure nei pazienti con cirrosi scompensata.
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